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Esteri

CHARLIE HEBDO/ La "risposta" di Al-Sisi ai criminali di Parigi

Abdel Fattah Al Sisi (Infophoto)Abdel Fattah Al Sisi (Infophoto)

L'eccezionalità del discorso del presidente egiziano non è sfuggita agli opinionisti cattolici. Si tratta nel suo caso, come ha scritto Riccardo Radaelli, di «Frasi probabilmente mai pronunciate prima nel cuore di al-Azhar, ove da tempo prevalgono le voci apologetiche nei confronti della tradizione islamica più rigida. Certo, le sue massime autorità hanno sempre condannato gli estremismi e il terrorismo di al-Qaeda o dell'autoproclamato califfo al-Baghdadi, e hanno più volte aperto spiragli al dialogo religioso. Ma si sono troppo spesso autoconfinate nel rispetto formalistico della tradizione (il taqlid, l'imitazione), apparentemente incapaci di muoversi da una prospettiva che non sia islamico-centrica» ("Scossa ad al-Azhar", Avvenire, 7 gennaio 2015). 

Egualmente hanno sottolineato l'importanza del discorso L'Osservatore Romano ("Rivoluzione religiosa contro il fanatismo", 4 gennaio) e Sandro Magister nel suo blog Settimo cielo del 7 gennaio: "La rivoluzione pacifica di cui l'islam ha necessità assoluta". Sul versante "laico" hanno dato rilevo alla notizia Maurizio Molinari, Il manifesto anti-Isis di Al Sisi: "L'Islam non può odiare tutti" (La Stampa, 6 gennaio) e Sergio Romano, "La rivoluzione religiosa del presidente egiziano" (Corriere della Sera, 7 gennaio). Altrove — chissà perché — non se ne sono accorti.

Questa miopia dei media occidentali su un avvenimento così rilevante non solo per il mondo islamico ma, giocoforza, anche per noi documenta quel vuoto di pensiero di cui parlavamo, l'incapacità dell'occidente di misurarsi con l'islam contemporaneo. Un'incapacità "sospetta", tesa a mettere in secondo piano, o a passare sotto silenzio, quelle voci che vanno in controtendenza, quasi che ciò che si volesse veramente fosse il conflitto, lo "scontro di civiltà". Così l'attentato di Parigi dimostra, platealmente, l'impotenza del politicamente corretto, del relativismo culturale, e legittima una reazione che, in Francia, trova già espressione in aggressioni verso membri e sedi della comunità islamica. Ambedue — relativismo e reazione — ottusi nel non distinguere, nel vedere un islam o tutto bianco o tutto nero. 

Così ambedue non capiscono, o fanno finta di non capire, che l'islam ha oggi al suo interno un grave  problema, un bubbone ventennale caratterizzato da un radicalismo teologico-politico analogo a quello che ha infiammato il mondo "cristiano" negli anni 70, quando le teologie politiche influenzate dal marxismo non esitavano ad abbracciare il mitra in nome di una fede ridotta a pretesto ideologico per dominare il mondo. Questo delirio della mente che affascina parte dell'islam odierno, con la complicità spesso dei giochi politici dell'occidente, va "curato" aiutando, innanzitutto, la parte sana dell'islam. 

Questo è il compito odierno, difficile, arduo, ostacolato da coloro che non ne vogliono sapere, nel mondo arabo come in Europa (o negli Usa) di pace. Ciò che costoro sanno è l'antico motto divide et impera. L'attentato di Parigi, esacerbando gli animi, contribuisce a questa divisione.

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COMMENTI
09/01/2015 - Per una Jihad ecumenica (Paolo Gasparini)

Interesserà poco ai cultori del razionalismo, ma dico che, anche se la realtà mostra poche conclusioni (finchè siamo in questo mondo), dato che le parole ultime spesso consistono in un semplice "aspetta" (per gli Ebrei il Messia, per noi cattolici la Parusia, per i Musulmani l'ultimo giudizio di Allah), dico che possiamo camminare insieme se imparassimo ad aspettare insieme. Ma anche facendo qualcosa in più. Sempre al Cairo, a cominciare dal '68 (non quello nostro), a Zeitun, è apparsa Maryam (la nostra Maryam, quella del Qu'ran, direbbe Al-Sisi), sul tetto della cattedrale (copta), con il segno della pace, tutti i Musulmani pregarono la sura "Maryam, Allah ti ha scelto, ti ha purificata. Ti ha preferita a tutte le donne". Lei, Maria, vista da due milioni di persone, più persone di quante non siano state nella storia testimoni oculari di un miracolo! Maria ha fatto pregare dunque insieme, in pubblico, cosa politicamente scorretta anche in privato, Musulmani, Cattolici e Copti. Non sono un profeta, ma verrà un momento in cui pregheremo insieme contro il nostro comune implacabile e invisibile nemico, aiutati da Maria, alleluia!

 
09/01/2015 - imparare a leggere sg Carlo (Francesco Lepore)

mi si attribuiscono tante affermazioni che non ho scritto ma in un periodo come qs di santa inquisizione (vedi il povero Messori finito al rogo proprio da Borghesi) non mi stupisce poi molto. Ho riportato il commento di Introvigne che non è il primo che passa per strada ma se lei preferisce i laicisti non c'è problema! le ricordo solo che la strage degli armeni non la provocarono i mussulmani. Langone non sarà santo avrò letto in vita mia 2 suoi articoli, ma faccio solo notare che borghesi lo attacca senza rispondergli, e ripeto forse xche ha ragione. Come non confonda BXVI con borghesi dicono due cose opposte anzi non fu Borghesi a criticare il papa emerito in maniera subdola? Non ho dato del laicista a Borghesi ho fatto solo notare che, secondo Introvigne appoggia un laicista e che segue Ferrara su qs. Noto inoltre che dire fermare la violenza lo dicono tutti, chiedere come ha fatto SAN GPII o BXVI un intervento per fermarla è un altra cosa ma intanto un po di fratelli muoiono ma la coscienza e a posto. Comunque non stavo criticando il papa ma un andazzo che ho spiegato molto bene per chi vuol capire ma era così intento a dir male che non ha letto e risposto a niente di cio che ho affermato. Ho solo affermato che al posto di cercare la salvezza in un laicismo che tiene fuori la religione, e la tiene fuori con la repressione forse occorre seguire BXVI che aveva indicato la via a ratisbona e fu criticato piu da parte cattolica che mussulmana. Ci vuole un po di umilta

 
09/01/2015 - stupefacente (Claudio Baleani)

Il commento di Lepore è stupefacente. Il che dimostra che abbiamo aperto il vaso di Pandora. Non conosco Al Sisi, ma ho qualche dubbio che sia un massone. Ma forse mi sono rivolto alla loggia sbagliata. Chi lo sa? So solo che ha destituito Morsi a seguito di decreto col quale il presidente si attribuiva poteri inoppugnabili davanti ai magistrati e alla corte costituzionale. Voleva fare un colpo di stato e le forze armate non sono state a guardare. Non credo che sia "uno dei nostri", tant'è che agli americani non è piaciuto. Da quelle parti di "nostri" non ce ne sono. La repressione contro i fratelli mussulmani, che fa seguito ad un orientamento consolidato delle forze armate, non è elegante, ma nemmeno i fratelli mussulmani lo sono. L'accusa a Borghesi di essere ispirato da Ferrara mi pare infondata e il fatto che anche a Ferrara sia piaciuto Al Sisi in nome dell'illuminismo di Benedetto non ne fa due sodali. Quanto al riferimento a Francesco, che ha detto "chi sono per giudicare gli omosessuali" non può cancellare che il Papa ha anche detto di fermare la violenza. Che Borghesi sia un laicista, anche su questo ho qualche dubbio. Non credo che in tal caso avrebbe scritto: "Secolarizzazione e nichilismo. Cristianesimo e cultura contemporanea". Se davvero non si vuole il cristianesimo da segrestia, si giudichi col cervello e non con l'isteria di vedere in Langone uno che è bravo perché si qualifica cattolico. Il Papa non lo sarebbe?

 
09/01/2015 - gratta gratta il borghesi esce fuori il Ferrara (Francesco Lepore)

Introvigne dice una cosa opposta "Scopro poi che ha eletto (Ferrara) a suo eroe il generale al-Sisi, cioè l'ultimo - come scrive - dei «nostri figli di puttana», detto più precisamente di quei generali medio-orientali di origini laiciste e massoniche che, pensando di combattere la domanda di islam - non il terrorismo, ma la domanda di «più islam» in politica in genere - con le forche e la tortura (per non parlare della corruzione e della pessima gestione economica dei loro Paesi), alla fine la alimentano. «Non è delegando a qualche generale medio-orientale con gli stivali sporchi di sangue la repressione insieme dell'islam politico e dei diritti umani nel suo Paese che si disinnesca l'ultra-fondamentalismo assassino». Qs è il generale che l'articolo esalta, come la parte buona dell'islam è un laicismo che elimina l'uomo in quanto uomo. La cosa ridicola che si attacca Langone ma si è d'accordo con il suo direttore: Ferrara. Si attacca Langone senza rispondergli, forse xche ha ragione, ormai si vive una fede che non incide nella realtà, che non la giudica "chi sono io per giudicare", una fede rinchiusa nelle sagrestie che fa assistenzialismo ma che non risponde al dramma dell'uomo che chiede un giudizio, un faro (altro che fiaccole). Un faro tipo BXVI che gia 10 anni fa profetizzava cio che viviamo ora e non parlo solo dell'islam ma anche del suo giudizio sull'europa, ma anche sulla ns vita. Costa cosi tanto dire partiamo da BXVI, fa così paura?

 
09/01/2015 - commento (francesco taddei)

il professore pensa ancora che Ratzinger c'entri qualcosa o forse si era sbagliato?

 
09/01/2015 - islamismo francese (Claudio Baleani)

Il ragionamento di Borghesi (e di Al Sisi) è valido per l'Islam in generale. Nel caso della strage di Parigi c'è una particolarità di cui bisogna tenere conto. Gli indiziati della strage sono francesi, figli di immigrati. Quando i loro padri sono arrivati in Francia probabilmente sentivano di poter proiettare i loro figli verso un futuro di prosperità e felicità. L'occidente godeva di prestigio, anche se colpevole di due guerre mondiali e di molti altri crimini. Non hanno compreso e non potevano prevedere che i loro figli sarebbero rimasti estranei dalle loro origini e consegnati ad una società che ha un solo punto fermo: i soldi. La misura sulla scala del successo economico per i padri dei presunti assassini era vivere a Parigi, per i figli non basta. Questi giovani si trovano nella condizione di non sapere chi sono. Non possono andare avanti e non possono tornare indietro. In questa situazione si voltano indietro per cercare una legittimazione e trovano l'Islam per come lo possono vedere oggi: tecnologico, ideologico ed estremista. Abbiamo covato delle serpi in seno con lo stesso effetto dei ragionamenti che facevano i fratelli Karamazov sul loro ignorato fratello illegittimo Smerdjakov, l'unico che ha preso in seria considerazione quello che loro dicevano e ha ammazzato il padre. Dobbiamo decidere che cosa vogliamo fare. O responsabilmente ci prendiamo cura di questa gente oppure decidiamo di buttarli a mare. Nel secondo caso dobbiamo prepararci ad una guerra mondiale.