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SCENARI/ Buttiglione: dalla Siria alla Turchia, aspettiamoci un'iniziativa del Papa

Le armi sono efficaci solo se prima viene la politica. Ed è l'Europa che deve prendere ora l'iniziativa, mettendosi in mezzo tra Obama e Putin in Siria. Lo dice ROCCO BUTTIGLIONE (Udc)

Vladimir Putin (Infophoto) Vladimir Putin (Infophoto)

Ieri l'aviazione di Putin ha iniziato i raid sulla Siria. La missione è cominciata nemmeno 24 ore dopo il discorso del presidente Obama al summit Onu dedicato al terrorismo e cominciato dopo la seduta dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite di lunedì. Gli osservatori sono tutti d'accordo nel rilevare che l'incontro Obama-Putin, con le aperture del presidente Usa a tutti gli attori che possono contribuire alla sconfitta dell'Is, a cominciare dalla Russia e dall'Iran, può segnare una svolta nell'intera regione, anche se per ora non è chiaro in quale direzione. "Organizzare raid aerei contro l'Isis o inviare soldati in Siria è del tutto inutile e controproducente perché le guerre si fanno quando ci sono le condizioni politiche", ha dichiarato Rocco Buttiglione, vicepresidente dell'Udc. Abbiamo raccolto il suo punto di vista sull'area più infuocata del mondo. 

Lei, professore, ha anche detto che "in Siria non siamo ancora in grado di distinguere chi sono i nemici e chi sono gli amici". Non è un po' troppo?
Ma è così. Non c'è accordo su chi siano gli amici e chi i nemici e finché non c'è chiarezza su questo non è bene mandare soldati. Teoricamente il nemico di tutti è Isis. Però per i turchi il primo nemico sono i curdi, il secondo Assad, il terzo forse Isis. Per i sauditi il primo nemico sono gli sciiti, poi Assad, poi — forse — Isis. Per l'Iran il primo nemico sono i sunniti, poi forse Isis. Forse bisogna prima di tutto concordare sul fatto che Isis è il primo nemico di tutti e poi trarne tutte le necessarie conseguenze.

Anche lei pensa che prima occorra rimuovere Assad?
Assad ha versato troppo sangue perché la coalizione possa accettare di rimetterlo al potere. Regaleremmo ad Isis troppa parte della società siriana. D'altro canto non si possono consegnare nelle mani dei nemici di Assad tutte le minoranze — cristiani, alauwiti, sciti, drusi — che con Assad hanno avuto una relativa libertà ed eguaglianza di diritti. Sarebbe pure sbagliato escludere dalla vita politica il partito Baath che è l'unica forza che abbia una minima idea di laicità e che unisce la gran parte delle competenze professionali e scientifiche del paese. Bisogna negoziare l'uscita di scena di Assad e dare garanzie che i settori sociali che egli rappresenta non vengano abbandonati alla vendetta dei loro nemici ed abbiano un ruolo nel futuro del paese.

Ma la tesi dell'allontanamento "senza se e senza" di Assad come prerequisito a qualsiasi iniziativa seria non appare contraria ad ogni realismo politico?
La rimozione di Assad non è la premessa ma il risultato di un dialogo e va contrattata. Assad non può essere il capo della alleanza anti-Isis, ma non può nemmeno essere escluso da questa coalizione. Si negozi a che condizioni egli è disposto a ritirarsi lasciando ad un altro la guida dei suoi seguaci. Questo è il punto su cui Putin (Assad sempre e comunque ed a qualunque costo) ed Obama (che muoia Assad costi quel che costi) possono incontrarsi, magari con la mediazione dell'Europa.

Come valuta il repentino ritorno della Russia nello scenario? Perché ora? 


COMMENTI
01/10/2015 - Viaggio dove? (Giuseppe Crippa)

Forse servirebbe davvero un viaggio del Papa, ma in Europa non in Siria.