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SIRIA/ Jean: l'Isis è nelle mani della Turchia, Obama in quelle di Putin

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La politica mediorientale di Stati Uniti e Turchia, due tradizionali alleati, è fallita ed entrambi i Paesi sono in una fase di ripensamento della loro strategia. Negli Stati Uniti per esempio il generale Petraeus ha proposto un’alleanza con la parte più moderata delle formazioni che fanno capo ad Al Qaeda. In particolare l’Ahrar al-Sham, nella zona di Idlib, potrebbe schierarsi insieme ai peshmerga per combattere l’Isis.

 

Che cosa si sono detti Putin e Obama durante il loro incontro a New York?

Putin ha dimostrato un’estrema abilità tattica, mettendo fuori gioco gli americani diverse volte. Obama è tutt’altro che un condottiero, ed è prigioniero di una visione idealistica delle relazioni internazionali. Parlando all’Onu ha riaffermato che l’era del confronto tra le grandi potenze è terminato e che il multilateralismo della globalizzazione domina ovunque. Putin invece segue una visione di realismo e di sostegno degli interessi internazionali di Mosca, in quanto è convinto che il multilateralismo serve solo se è in grado di garantirgli un surplus di potenza.

 

Come sono in questo momento i rapporti tra Mosca e Washington?

L’America è disperata per i guai in cui si è cacciata per la sua ignavia. Al punto che alcuni esponenti Usa, tra cui lo stesso segretario di Stato John Kerry, guardano alla Russia come a un’ancora di salvezza.

 

Russia e Stati Uniti hanno una strategia comune sulla Siria?

Ritengo ben difficile che Russia e Stati Uniti possano collaborare davvero. E’ abbastanza probabile che facciano finta di collaborare perché non possono fare altro. Per Obama era difficile rifiutare di fronte all’Assemblea Onu l’apertura della Russia rispetto alla lotta allo stato islamico e alla ricerca di una soluzione politica per la Siria. Gli Stati Uniti non potevano dire di no, e di conseguenza anche malvolentieri hanno dovuto dire di sì.

 

E’ un sì di forma o di sostanza?

E’ abbastanza difficile che questa collaborazione abbia veramente sostanza. Anche se sembra che i primi bombardamenti russi nella zona di Homs siano stati comunicati preventivamente agli Stati Uniti.

 

(Pietro Vernizzi)

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