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ELEZIONI USA/ Quel "cattivo pensiero" che l'America non riesce a togliersi di dosso

Pubblicazione:domenica 11 ottobre 2015

Infophoto Infophoto

Il tutto è scattato con la prima copia del New York Times capitatami in mano. Front page: la storia di Phyllis Randolph Frye, giudice transgender. A detta del New York Times, a caratteri cubitali e con tanto di foto (sgradevole), un pioniere.

Allora mi son chiesto cosa ci fosse di diverso rispetto all'Italia con la sua carestia economica, la povertà politica, la tragedia dell'immigrazione, la crisi del sistema scolastico e quant'altro. Non sono sintomi analoghi della stessa disgregazione dell'umano? Sì, credo di sì. Ma è proprio a questo livello che l'infrangibile sogno americano sembra ritrovarsi improvvisamente fragile. Qui la storia è giovane, la gente è giovane, quel che si è costruito è giovane. Il colpo d'ala del desiderio di infinito che ha animato questa terra fin dal primo giorno rischia di perdere il filo di un'opera comune per ripiegarsi su di un individualismo sterile e violento. Gli italiani hanno dimenticato ciò che ha costruito la bellezza che li circonda ed il popolo che sono. Gli americani non l'hanno dimenticato, non l'hanno mai conosciuto! Se in Italia questa coscienza si va erodendo un po' alla volta, qua si potrebbe polverizzare in un attimo. Desiderio di felicità, libertà, lavoro, famiglia, le tenere radici della società americana cambiano continuamente volto generando smarrimento ed anche follia, quasi un'ultima ribellione ad un mondo in cui non ci si riconosce.

Abbiamo aspettato il Papa. L'abbiamo abbracciato ed ascoltato. Francesco ci ha presi per mano indicando al fiume tumultuoso e straripante del nostro immenso e confuso desiderio di vita le sponde di un cammino sicuro. Ora ognuno decida su quale roccia questa società può reggersi, quale sia la pietra angolare della propria giornata. 

Mi vengono in mente ancora una volta le parole che don Luigi Giussani disse ai nostri figli: "Vedete, l'America ha la stessa passione per l'umano che abbiamo noi. Gli manca solo una cosa: Gesù. E' questo ciò che dovete portare voi". La stessa preghiera per sé che il Papa ha chiesto ai bimbi di Harlem. 

E' il nostro compito, di qua e di là dell'oceano, che sia per ritrovare le radici dimenticate del nostro essere o per scoprire quello che ancora non abbiamo conosciuto.



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21/10/2015 - L'America di mio nonno Michelangelo Muliero a N.Y. (VINCENZO DI TOLVE)

La mia povera Antica Lucania Terra del Sole dal V secolo a.C. La Basilicata, durante il periodo Fascista la Regione riprese il nome Lucania, ma con la nascita della Repubblica tornò a chiamarsi Basilicata. Io figlio di Salariati a Coltivatori Diretti con Podere sulla S.S. 106, Superstrada sì tuttora non finita, anzi peggiorata, poichè Amministrata male diventando la Cenerentola do' Sud che, mia madre un dì mi urlò: “ Fijje mio vattinne da sta “Terra vrujata do' Sole” e, come tanti uomini illustri sparsi nel mondo, come mio nonno Michelangelo Muliero papà che già nel fine '900 emigrò a New York sino al 1910. Così nel '62 partii per Milano, ove conobbi Mariele Ventre e altri Lucani al Centro Lucano di Via De Amicis. Ecco il link con i Lucani nel mondo che va da Pitagora, Francis Ford Coppola a Mango o quel figlio di emigrati italiani giunti in America dalla località lucana di Sasso di Castalda era Rocco Petrone, è stato un pioniere della corsa allo spazio. L'Ing. Rocco, diresse il primo allunaggio di un essere umano, il 20 luglio 1969, fu quello di Neil Armstrong, comandante della missione Apollo 11, e di Buzz Aldrin, mentre il loro compagno Michael Collins controllava il modulo di comando Columbia. Erano gli anni 50, portavo ancora i pantaloni alla zuava che un dì, ahttp://vincenzoditolve.blogspot.it/2015/10/la-mia-povera-antica-lucania-terra-del.html