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ELEZIONI IN EGITTO/ Padre Greiche: noi cattolici vogliamo essere cittadini come gli altri

Pubblicazione:venerdì 16 ottobre 2015 - Ultimo aggiornamento:venerdì 16 ottobre 2015, 10.50

Il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi inaugura il canale di Suez (Infophoto) Il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi inaugura il canale di Suez (Infophoto)

Esiste un certo margine di democrazia, anche se la vera questione è un’altra: tanto i Fratelli musulmani quanto il Partito Nazionale vogliono tornare sulla scena politica. La frammentazione non è dunque un segno di maggiore democrazia, bensì del fatto che in molti desiderano ritornare al vecchio regime ma sono costretti a correre sotto nomi diversi.

 

Teme un possibile ritorno dei Fratelli musulmani?

No, la mia previsione è che i Fratelli musulmani non supereranno il 15% dei seggi in Parlamento.

 

Si aspetta che le elezioni si svolgano in modo regolare?

Sì. Il governo è determinato a svolgere elezioni trasparenti, perché non ha nulla da temere dal loro risultato. Ci sono troppi candidati e troppe divisioni, e quindi il governo non rischia che ci possa essere un forte schieramento in grado di contendergli il dominio del Paese.

 

Questa frammentazione è una strategia del presidente Sisi per mantenere il potere?

Il presidente e il governo hanno bisogno di un Parlamento, purché questo non sia forte.

 

Quali sono le principali sfide politiche che attendono i cristiani?

La principale sfida è quella di eleggere candidati favorevoli alla piena cittadinanza dei cristiani. Sul piano del diritto noi cristiani vogliamo essere uguali in tutto ai musulmani.

 

In concreto quali problemi andranno risolti sul piano legislativo?

Oggi la situazione per i cristiani egiziani è migliore rispetto al passato, quando al potere c’erano Morsi e i Fratelli musulmani. Godiamo di una maggiore libertà e uguaglianza, ed è soprattutto la mentalità delle persone che deve cambiare in quanto una parte di loro è ancora fondamentalista. Un ruolo decisivo in questo senso lo giocherà l’educazione.

 

(Pietro Vernizzi)



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