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TOMBA DI GIUSEPPE INCENDIATA/ Jadallah: a chi giova una guerra religiosa?

Pubblicazione:sabato 17 ottobre 2015

Un palestinese a Nablus Un palestinese a Nablus

La scelta di Israele di violare i luoghi sacri che storicamente rappresentano islam e cristianesimo sta gettando benzina sul fuoco senza che sia possibile prevedere quali saranno le conseguenze non solo nel mondo arabo, ma anche nella stessa Europa. Vorrei fare notare che a soffrire non sono soltanto i musulmani ma anche i cristiani. Ricordo che Israele ha confiscato una terra appartenente alla comunità cristiana a Cremisan, vicino a Betlemme, tagliando a metà una chiesa per costruire un muro.

 

Di fatto qual è la posta in gioco?

La vera posta in gioco è che la politica del governo Netanyahu sta portando i palestinesi a non avere più un futuro. E’ arrivato il momento di formare due Stati che vivano in pace sotto la garanzia di Usa ed Europa. Senza questa soluzione, il Medio Oriente entrerà in un conflitto interminabile.

 

I giovani palestinesi vogliono allargare il conflitto o arrivare a una soluzione politica?

Tutti i giovani, sia palestinesi sia israeliani, vogliono vivere, studiare, vogliono trovare una speranza per ricostruire un futuro. Non ne possono più di uscire ogni mattina ed essere fermati a un check point israeliano, o incontrare un colono integralista armato. La vita che conducono ormai è insostenibile.

 

Qual è la via d’uscita da questa situazione?

La via d’uscita è un negoziato serio con una garanzia internazionale, che preveda il ritiro dei militari israeliani dalla Palestina. Il governo israeliano deve capire che la politica basata su insediamenti, confische di terreni, arresti a qualsiasi ora del giorno e della notte non funziona più.

 

Chi può fare da mediatore?

E’ arrivato il momento che l’Unione Europea faccia un serio passo in avanti, facendo sedere attorno a un tavolo palestinesi ed israeliani. L’unica soluzione possibile è quella di due popoli e due Stati, e solo l’Europa può aiutarci a raggiungere questo risultato. Gli Stati Uniti ormai fanno quasi parte del conflitto e quindi non sono più credibili come mediatori. I principali Paesi europei invece sono amici tanto degli israeliani quanto dei palestinesi, e quindi sono gli unici che possono fare qualcosa.

 

(Pietro Vernizzi)



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