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SIRIA/ Herzog: il piano di Putin è inutile, Obama aiuta ancora i ribelli sbagliati

Pubblicazione:venerdì 2 ottobre 2015

Foto Infophoto Foto Infophoto

“I raid aerei ordinati da Putin non sono sufficienti per contrastare l’Isis. Servono truppe di terra, ma l’esercito siriano è troppo debole per sfidare il califfato e gli stessi peshmerga curdi sono in grado di fermarlo, ma non di riconquistare i territori perduti”. A spiegarlo è Michael Herzog, analista strategico israeliano e international fellow del Washington Institute for Near East Policy. Ieri fonti libanesi hanno fatto sapere che Assad sta predisponendo una controffensiva di terra per riconquistare parte della Siria in mano ai ribelli. Nel frattempo alcune centinaia di combattenti iraniani sono giunti in Siria, dove sono già presenti le milizie sciite di Hezbollah.

 

Che cosa ne pensa dei raid russi sulla Siria?

La Russia ha affermato di avere colpito l’Isis, mentre in realtà ha preso di mira altri gruppi anti-Assad. Combattere l’Isis non è la sola, e forse neanche la principale ragione che ha spinto la Russia ad andare in Siria. A essere in gioco sono le prospettive globali di Mosca e il suo desiderio di riaffermarsi come una potenza globale mondiale. Nello stesso tempo Putin ha deciso che è nel suo interesse tenere in vita il regime di Assad. Quelle colpite dalla Russia sono aree importanti affinché l’entità controllata da Assad continui a esistere.

 

Perché Putin ha deciso di salvare Assad a tutti i costi?

Per una serie di ragioni. I russi hanno paura che se Assad cade, il vuoto sarà riempito da jihadisti e islamisti. Un tema rispetto a cui Mosca è molto sensibile perché in Russia c’è una grande comunità musulmana. Secondo fonti di Mosca, oltre 2.400 russi in questo momento stanno combattendo con lo stato islamico. Tenendo in vita Assad, la Russia intende inoltre giocare un ruolo decisivo nel futuro della Siria.

 

Qual è il piano politico del Cremlino?

L’idea è che Assad sarà parte della soluzione e per arrivarvi bisognerà parlare con la Russia. In terzo luogo Mosca vuole dimostrare che è leale ai suoi alleati, a differenza di quanto hanno fatto Stati Uniti ed Europa. Per non parlare del fatto che la Siria è sempre stata un punto d’appoggio per la Russia, che controlla il porto di Tartus e l’aeroporto di Latakia.

 

Stati Uniti e Russia riusciranno a trovare un accordo?

Da una parte, tanto Usa quanto Russia si oppongono allo stato islamico. Washington è alla guida di una grande coalizione internazionale che sta attuando degli attacchi aerei contro l’Isis. E adesso anche Mosca afferma di stare facendo altrettanto. Dall’altra, però, come dicevo, per la Russia Assad deve essere parte della soluzione, mentre gli Stati Uniti continuano a dire che non ci può essere nessun ruolo futuro di Assad, anche se, va detto, una apertura l’hanno fatta quando hanno detto: “La soluzione può iniziare con Assad, ma non può concludersi con lui”.

 

Dunque esistono spazi di collaborazione?


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