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ELEZIONI ARGENTINA/ Da Peron a Kirchner, le tattiche per "comprare" il consenso

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I Kirchner avevano aveva già provato un'esperienza di autoritarismo notevole quando Nestor era Governatore a Santa Cruz, in Patagonia, ma aveva difficoltà a riprodurla a livello nazionale e quindi volevano conoscere un politico dell'epoca per avere informazioni. Nestor lo convocò presso la residenza Presidenziale di Olivos e questo ex politico, che seppure da me intervistato lo ha fatto in forma anonima, gli ha consigliato non solo di puntare sul monopolio mediatico, ma anche di tirare dalla sua parte il mondo artistico, cosa che Kirchner ha compiuto in maniera più profonda di quanto fatto da Peron all'epoca. E da quel momento che sono iniziate le manovre per conquistare i media o direttamente o attraverso imprenditori amici (oggi il Governo controlla l'80% dei media del Paese ma con solo il 20% di share, ndr): contemporaneamente ha iniziato a collaborare con il potere Javier Grossman, un esperto in comunicazione, che diventa il suo Apold, ossia il creatore del "racconto" kirchnerista.

 

L'Argentina non può però continuare a vivere di "fiction", a meno di trarre la conclusione che le esperienze degli ultimi 70 anni non abbiano insegnato nulla

Fondamentalmente è così, perché io credo che il peronismo costituisca un "sistema" di credenze, come una religione, che ha superato i limiti del Partido Justicialista da cui proviene. L'unico modo per uscirne è separare la fiction dalla realtà che si vive quotidianamente, uscire dall'abbagliamento che a noi argentini piace tanto, cosa che ritengo possibile e alla quale ho dato il mio contribuito con i miei libri e la mia attività giornalistica. Il nostro conto in sospeso è poter vivere pienamente una democrazia, cioè essere una Repubblica dotata di istituzioni forti indipendenti e stabili, smettendola con i melodrammi o i racconti per affrontare la realtà: che di sicuro sarà meno epica, ma indubbiamente più sana.

 

(Arturo Illia)

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