BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SIRIA/ Tutti i guai di Obama, il Nobel per la Pace che fa fare la guerra agli altri

Pubblicazione:giovedì 22 ottobre 2015

Barack Obama e Vladimir Putin (Infophoto) Barack Obama e Vladimir Putin (Infophoto)

Il generale Jean, nella sua intervista al sussidiario, giustamente identifica nell’opposizione di Arabia Saudita e Turchia il motivo del rifiuto, ma così Obama si preclude ogni ragionevole via d’uscita. Se Russia e Iran riescono a infliggere sconfitte rilevanti all’Isis, magari estendendo il loro intervento all’Iraq, Obama e gli Usa saranno ritenuti incapaci e inaffidabili anche dal mondo sunnita contrario allo stato islamico. Se Obama poi commettesse il tragico errore di presentarsi come alleato dei sunniti contro gli sciiti, oltre che mettere a serio repentaglio l’accordo con Teheran sul nucleare, uno dei suoi pochi successi di politica estera, provocherebbe un disastroso allargamento del conflitto nella regione. Non a caso, pur nel procedere di conserva con l’Iran, Putin sta tenendo aperti i canali con le potenze sunnite, Turchia da un lato e Arabia Saudita e Stati del Golfo dall’altro, come provano i recenti incontri ad alto livello.

Arabia Saudita e Turchia avrebbero ben poco da guadagnare, la prima perché vedrebbe estendersi al suo interno il conflitto yemenita, dato che circa il 15% della sua popolazione è di rito sciita. La Turchia finirebbe per perdere quel ruolo centrale, pur ambiguo, finora tenuto e dovrebbe affrontare grossi problemi interni, a partire dal riaccendersi violento della questione curda. Né sono da trascurare gli effetti sulla questione israelo-palestinese, tornata malamente alla ribalta con connotati più fortemente confessionali. Insomma, un catastrofico gioco in cui tutti perderebbero, tranne forse i trafficanti di armi.

Per quanto possa risultare costosa, Obama non ha altra scelta che collaborare seriamente con Putin, che non dovrebbe avere alcun interesse a “umiliare” gli Stati Uniti: in fondo, anche nell’accordo di Teheran fu Obama ha riconoscere il prezioso aiuto di Putin, non quest’ultimo a vantarsene. Collaborando insieme, Russia e Stati Uniti potrebbero ragionevolmente promuovere un assetto della regione che assicuri un soddisfacente equilibrio tra potenze globali e regionali e, in questo quadro, Russia e Iran non avrebbero più gravi difficoltà ad allontanare Bashar al-Assad dal governo.

E’ improbabile che la Siria possa rimanere unita e in una situazione simile potrebbe trovarsi anche l’Iraq, entrambi Stati “creati” da Inghilterra e Francia dopo la caduta dell’Impero ottomano. Una soluzione certamente non semplice da raggiungere, ma che potrebbe dar luogo a una equilibrata divisione delle sfere di influenza tra Turchia e Iran, rimanendo l’Arabia Saudita il vero problema. Finora i sauditi hanno potuto giocare su più tavoli, “alleati” dell’Occidente e al contempo finanziatori di movimenti estremisti in tutto il mondo musulmano. Un accordo tra Turchia e Iran, promosso congiuntamente da Usa e Russia, toglierebbe ai sauditi buona parte delle loro capacità di manovra e porterebbe alla luce tutte le contraddizioni di questo Stato che si comporta al suo interno in modo non troppo dissimile dallo stato islamico. I rischi di uno scontro diretto, pur non voluto, tra Stati Uniti e Russia non sono marginali e le conseguenze sarebbero tragiche.


< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >