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ELEZIONI ARGENTINA 2015/ Scioli, Macri e Massa: il "ritratto" del possibile Presidente

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Daniel Scioli, Mauricio Macri e Sergio Massa  Daniel Scioli, Mauricio Macri e Sergio Massa

Ma com'è possibile che in un Paese dove circa il 70% dell'elettorato si dichiara contro l'attuale potere, il suo candidato raccolga la maggioranza? Semplice: perché da una parte, specie le regioni del Nord, comandate da Governatori "eterni" fedelissimi al potere centrale, costituiscono un formidabile laboratorio per brogli di vario genere (come dimostrato a Tucuman il mese scorso). Poi perché proprio la statalizzazione asfissiante, unita a vari piani sociali che si risolvono in elemosine alle classi più povere ma che ne mantengono lo status, sono un formidabile serbatoio elettorale scevro da qualsiasi calcolo. Un voto si può ottenere con una promessa di un alloggio, di elettricità, di acqua, alla faccia dei "diritti umani" sbandierati ai quattro venti in questa decade.

Altra grande incognita per un effettivo cambio è rappresentata da un altro peronista, l'ex sindaco del quartiere del Tigre di Buenos Aires: Sergio Massa. La sua metamorfosi è davvero curiosa: kirchnerista al punto dia essere eletto ministro degli Interni, personaggio che arrivò a compiere azioni diplomatiche contro Bergoglio (che il kircherismo odiò fino a dopo la sua elezione a Papa), si allontanò dal potere governativo fino a diventarne acerrimo nemico e circa due anni fa, attraverso una gigantesca campagna mediatica, trasformandosi nella più valida alternativa al potere attuale. La sua popolarità è drasticamente calata sopratutto per due ragioni: in primis lo scioglimento dell'alleanza oppositrice Unen che si era formata anni fa e l'alleanza tra Macri (l'altro candidato) e la deputata Elisa Carriò, fatti che hanno contribuito a far convergere su questa formula molti voti del fronte antikirchnerista. E poi le accuse che la stessa deputata ha dispensato sia a lui che al capo gabinetto presidenziale Anibal Fernandez di essere legati al narcotraffico. 

C'è da dire che il quartiere da lui ha governato, il Tigre, situato sul delta del fiume Paranà, sebbene Massa abbia operato delle migliorie notevoli al suo aspetto e sicurezza, è indiscutibilmente in molte zone una terra di nessuno controllata dai narco che hanno pure lì le loro sontuose residenze. Rimane il fatto che Massa sarà sicuramente decisivo in caso Scioli debba ricorrere al ballottaggio elettorale, perché a quel punto l'ago della bilancia si sposterebbe inevitabilmente su Mauricio Macri.

Candidato del fronte "Cambiemos", che raggruppa gran parte dell'opposizione, ex imprenditore ed ex presidente della squadra di calcio del Boca Juniors, è il fondatore del partito Pro, con il quale ha governato la città di Buenos Aires, realizzando opere che ne hanno cambiato in parte la faccia, seppur contrastato in molte di esse dal potere centrale dello Stato in fatto di finanziamenti. Per molti è l'unica alternativa a un altro governo peronista: anche se il luogo comune che da anni lo accompagna lo dipinge come un sostenitore del liberalismo più sfacciato. Di certo c'è il disinteresse dimostrato nella lotta contro il lavoro nero a Buenos Aires, che pullula di laboratori tessili clandestini (circa 1500) in cui operano persone segregate e trattate come schiavi.

Come si vede, un panorama non proprio esaltante, tanto da far tornare alla mente una storica frase di Indro Montanelli: tapparsi il naso e votare, questa volta in nome di un diritto inalienabile. Quello, finalmente, di poter vivere una Repubblica.



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