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ELEZIONI ARGENTINA 2015/ Scioli, Macri e Massa: il "ritratto" del possibile Presidente

Pubblicazione:domenica 25 ottobre 2015 - Ultimo aggiornamento:lunedì 26 ottobre 2015, 12.03

Daniel Scioli, Mauricio Macri e Sergio Massa Daniel Scioli, Mauricio Macri e Sergio Massa

ELEZIONI ARGENTINA 2015. Monteroduni, in Molise, Polistena, in Calabria e Niscemi in Sicilia hanno un legame comune che li conduce direttamente in Argentina: sono difatti i paesi dove hanno avuto origine le famiglie di Daniel Scioli, Mauricio Macri e Sergio Massa, i candidati più prossimi a essere eletti Presidente dell'Argentina nelle prossime votazioni che si terranno il 25 ottobre: in caso che nessuno superi il 40% si procederà a un ballottaggio la domenica successiva.

Non è la prima volta che un argentino di origini italiane raggiunge la massima carica nel Paese latinoamericano: mettendo da parte la credenza sulle origini sarde di Peron (la cui famiglia a detta di alcuni si chiamava Peroni), è già successo nel 1958, quando il radicale Arturo Frondizi governò il Paese in una delle presidenze più illuminate che la storia ricordi e in uno dei pochissimi momenti in cui il nome Argentina fece il paio con quello di Repubblica. Un periodo anche di uno sviluppo di cui Frondizi (originario di Gubbio) aveva posto le basi, specie attraverso i piani sviluppati dal suo segretario per lo sviluppo, Rogelio Frigerio. Ci pensò poi un golpe militare a far ritornare tutto nella "normalità" nel 1962.

L'occasione attuale da una parte si può ritenere storica perché, nonostante la stragrande maggioranza della popolazione argentina abbia origini nostrane, come si è scritto, solo una volta l'obiettivo massimo è stato centrato: ma mai con la totalità dei candidati "papabili", visto che gli altri partecipanti alle elezioni distano anni luce nelle percentuali dei pronostici. Dall'altra parte, purtroppo le incognite sono grandissime perché il prossimo Presidente Argentino riceverà in "dono" dal kirchnerismo un Paese economicamente distrutto, con un'economia basata sull'imponente statalizzazione di tutto il possibile (ancora pochi giorni fa si è proceduto a un'immissione di altre 23.000 persone nell'apparato statale), con una povertà del 28% (40% infantile), dove l'odio e non il dialogo la fa da padrone provocando una divisione molto forte a vari livelli, ma soprattutto, come rilevato dall'agenzia Americana Moody's, con riserve in dollari della Banca centrale che dureranno fino a dicembre. Un'eredità molto simile a quella che il radicale de La Rua ricevette nel 1999: una bomba economica lasciatagli dal menemismo (altra versione del peronismo) che esplose nel triste 2001, anche per la totale incapacità del Presidente di affrontare la situazione. Mettiamoci anche che il narcotraffico ha ormai sotto il suo controllo grandi aree del Paese e che la sicurezza ha raggiunto i livelli minimi e il poco invidiabile quadro è completo.

Daniel Scioli è il rappresentante del partito di Governo (il kirchnerista Frente para la Victoria): ha finora raccolto più voti alle primarie, ma la percentuale, se ripetuta domenica, non garantisce la vittoria completa. D'altronde nella sua carriera politica, l'ex manager e motonauta è stato il peronista per tutte le stagioni, seguendo sempre il potere di turno da sottomesso e proponendosi al kirchenrismo per puro calcolo politico sin dalla sua vicepresidenza sotto Nestor Kirchner. In molti difatti pensano che una volta raggiunta la massima carica, soprattutto per il potere che dal 1994 ha il Presidente attraverso un decreto che rende l'Argentina più assimilabile a un viceregno che a una repubblica, ci sarà un suo voltafaccia ideologico, caso non raro: si pensi che Kirchner doveva essere il delfino del peronista Duhalde quando raggiunse il potere. Per questo Cristina Fernandez de Kirchner ha di fatto circondato Scioli di suoi collaboratori e riempito i punti nevralgici dello Stato di appartenenti al gruppo della "Campora", le sue "Guardie rosse".


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