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SIRIA/ Così Putin "smaschera" gli errori di Obama

Pubblicazione:lunedì 5 ottobre 2015

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Anche la Russia non ha di fronte una strada completamente in discesa, viste le reazioni negative al suo intervento da parte di altri Stati della regione, in particolare Arabia Saudita e Turchia. I rapporti con la prima sono resi molto difficili dai rapporti amichevoli tra Russia e Iran, avversario dell'Arabia Saudita per questioni di dominanza nell'area, aggravate da questioni religiose, il conflitto tra sunniti e sciiti. Il conflitto è dichiarato nella guerra civile in Yemen e ormai evidente anche nel caso della Siria. Ultimamente, tuttavia, erano stati avviati contatti tra Mosca e Riyadh per incrementare le relazioni economiche tra i due Paesi e, soprattutto, trovare un modus vivendi nella spinosa questione della guerra sul prezzo del petrolio.

Con la Turchia i rapporti economici sono già piuttosto avanzati, in particolare proprio nel settore energetico, ma le divergenze politiche sono notevoli, per la criticata annessione della Crimea da parte della Russia, per il latente antagonismo nell'Asia Centrale turcofona, ma soprattutto nella questione siriana. Per la Turchia, come per l'Arabia Saudita e gli Stati Uniti, l'obiettivo principale rimane la caduta di Assad e il mantenimento dell'integrità dello Stato siriano, così come di quello iracheno.

Considerando la situazione sul campo, sembra più realistica l'ipotesi russa di una divisione dell'area in due Stati secondo linee etnico/religiose, superando una unità artificiale imposta dagli accordi tra Gran Bretagna e Francia dopo la caduta dell'Impero ottomano e le due guerre mondiali. Se la costituzione di due Stati sciiti in Siria e in Iraq potrebbe essere relativamente semplice e avrebbe comunque un unico "referente" esterno, l'Iran, molto più complicata si presenta la situazione nelle zone sunnite, dove non sembra esservi un'unica forza unificante e le potenze esterne coinvolte sono almeno due, le citate Arabia Saudita e Turchia.

Inoltre, il definitivo riconoscimento di uno Stato curdo, già di fatto esistente in Iraq e che potrebbe aggregare le zone curde della Siria, porrebbe gravi problemi a Istanbul, perché sarebbe uno stimolo fortissimo per le richieste di indipendenza della minoranza curda in Turchia.

Qualunque soluzione diretta a stabilizzare la situazione nella regione, tuttavia, prevede la sconfitta dell'Isis e la neutralizzazione di altre formazioni islamiste, a partire da quelle aderenti ad al Qaeda. Su questa lotta vi è la possibilità di un'ampia intesa che coinvolga Arabia, Emirati Arabi, Turchia, Iran, Russia e la coalizione guidata dagli Usa. E' un'intesa che rischia di essere vanificata proprio dalle divergenze sulla gestione del dopo Assad e Isis.

Di tutto questo sarebbe stato bene occuparsi prima di aprire avventatamente il vaso di Pandora siro-iracheno.



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