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CAOS SIRIA/ Quirico: a Obama sconfiggere l'Isis non interessa

Barack Obama (Infophoto) Barack Obama (Infophoto)

Gli Usa non hanno nessuna voglia di intervenire. La Nato avrebbe piuttosto dovuto fare la voce grossa quando Mosca si annetteva pezzi interi di Ucraina, non perché bombarda qualche islamista che sta simpatico agli americani. Mi sembra il segno evidente e finale della politica estera fallimentare del signor Obama.

 

La Turchia è forse l'elemento destabilizzante di questo quadro, le sue mire egemoniche sul Medio oriente sono apparse evidenti subito. La speranza di Ankara è sempre stata far cadere Assad per controllare poi la Siria.

Il califfato della Turchia, chiamiamolo così vista la politica che fa da sempre Erdogan, sta applicando questa politica doppiogiochista fin dall'inizio della vicenda, fanno i loro interessi.

 

E la Nato gli va dietro...

Non so se la Nato va dietro a Erdogan, ma sicuramente avrebbero potuto fargli qualche domanda sul perché lasciava la porta aperta al califfato islamico, l'unica possibilità che l'Isis ha per ricevere volontari e aiuti economici. Una buona domanda che la Nato doveva fargli ad esempio era perché Erdogan vende il petrolio siriano allo stato islamico. I cieli della Siria ormai sono come l'autostrada del Sole, c'è di tutto, le bombe cadono da tutte le parti, non si sa chi sono questi bersagli e con che principio sono scelti.

 

In che senso?

E' un anno che gli americani bombardano, qualcuno al Congresso dovrebbe chiedere cosa hanno ottenuto. Tirano le bombe contro qualcuno o contro i mucchi di sabbia? Se fossi un cittadino americano vorrei sapere dove buttano i soldi e il risultato qual è. 

 

Nelle ultime ore Damasco ha annunciato una forte offensiva, pensa parteciperanno anche truppe russe?

Il problema di Assad è la fanteria, non ha un numero sufficiente di truppe di terra. Certo che se russi, iraniani ed hezbollah gli danno una mano allora si tratterebbe di un esercito potente in grado di imprimere una svolta soprattutto nella parte della Siria che interessa di più ad Assad.

 

Quale? 

La zona alawita, la frontiera con il Libano che tiene in piedi Damasco e che Assad cerca disperatamente di difendere.

 

In questo quadro, quale il ruolo dell'Italia?

L'Italia dai tempi delle guerre di secessione austriache e spagnole entra in campo quando le guerre stanno per finire. Che cosa significa militarmente l'intervento di quattro aerei Tornado? Nulla. Evidentemente ci sono intese con gli Usa che noi non conosciamo. Io sono hegeliano, cerco una ragione in tutte le cose: ci sarà una ragione anche in questo impegno militare italiano che conoscono solo loro, chi comanda.

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COMMENTI
09/10/2015 - non c'è nessuno sul campo (Claudio Baleani)

Obama è un fallimento in politica estera? Può darsi. In sua difesa osservo che gli USA non hanno nessuno sul campo. Assad non è un alleato degli USA. L'Iran pure non lo è. Israele pensa ai fatti suoi e non va certo ad intervenire su un terreno dove troverebbe tutti contro. Gli iracheni non riescono a difendersi neppure dai loro stessi oppositori. L'Egitto ha già fatto capire che si vuole occupare della Libia e non della Siria. I turchi pensano alla loro supremazia regionale e a far fuori i kurdi. Gli europei sono divisi e irrilevanti. In questo frangente gli islamisti hanno trovato una strada aperta, oggi sbarrata dall'intervento russo e iraniano che trova legittimità grazie alla barbarie dell'ISIS. Se fossi un libanese mi preoccuperei. Anche se fossi israeliano. L'unica cosa possibile sarebbe chiudere al più presto lo scontro con la Russia e mettersi d'accordo col concorso dell'Arabia Saudita. Se ciò non fosse possibile chiedere proprio all'Arabia di contrastare il predominio futuro degli sciti. La monarchia saudita mi pare traballante e non svolge nessuna leadership sui sunniti, salvo che per i 700 miliardi di dollari di riserve monetarie che vengono erose da una guerra sotterranea proprio sui prezzi del petrolio già da tempo iniziata proprio contro la Russia e l'Iran. O si muovono adesso oppure quando? Tutto questo porta ad una tentazione: disinteressarsi del teatro di guerra e lasciare ai vincitori un paese in rovina e vuoto.

 
09/10/2015 - Obama servo dei petrolieri (Giuseppe Crippa)

E’ comprensibile che Quirico risponda nervosamente alle domande dell’intervistatore: cinque mesi nelle mani dei cosiddetti ribelli islamici in Siria non passano senza lasciare tracce indelebili. Ciò che dice, comunque, ed in particolare il suo giudizio negativo sulla politica di Obama nella regione, ha un peso ben più forte di ogni giudizio di commentatori politici che non hanno mai raggiunto il Medio Oriente in vita loro. Che Obama persegua all’estero la linea che gli dettano le lobbies petrolifere americane e saudite dovrebbe essere ormai chiaro a tutti: anche l’articolo di oggi di Bottarelli, pur relativo alla Russia, lo conferma con grande chiarezza.