BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Esteri

DALLA GRECIA/ Tagli e tasse, la dura realtà per Tsipras II

Ottenuta la fiducia, il Governo Tsipras II è entrato pienamente in carica. Nonostante le parole del Premier, dice SERGIO COGGIOLA, in Grecia ci saranno tagli e nuove tasse

Alexis Tsipras (Infophoto)Alexis Tsipras (Infophoto)

ATENE - Da ieri il governo Tsipras II ha i pieni poteri. Come da tradizione, la fiducia, 155 a favore, 144 contro,  è arrivata dopo la mezzanotte di mercoledì. Prima della votazione si sono registrati alcuni episodi di estrema polemica, soprattutto da parte del Presidente pro-tempore di Nea Democratia, Vangelis Meimarakis. Il sogno di una mezza estate di un dialogo tra le due principali forze politiche è svanito, anche perché, ancora una volta, è intervenuto l'interesse di bottega. Meimerakis, infatti, è uno dei quattro candidati per la presidenza del partito conservatore. E se qualcuno gli ha rimproverato di essere stato troppo “morbido” in campagna elettorale, adesso dovrà ricredersi. 

Purtroppo, però, mentre si cerca un nuovo leader, a nessuno è passata per la testa l'idea che forse andrebbero anche illustrate le posizioni politiche del partito. Siamo alle solite abitudini: vincerà il premio chi avrà dalla sua più lobby e circoli di interessi. Poi si traccerà una strategia. Resta da sapere quale, per un partito che non sa se essere liberale e conservatore, oppure populista e nazionalista.

Comunque è stato “bello” assistere agli incroci di spada tra i due: Tsipras e Meimarakis. Ovviamente lo scontro è stato tutto evanescente tra accuse e contro-accuse. L'esperienza di agosto non ha avuto alcun valore maieutico per i due. Tantomeno la realtà sociale che entrambi affermano di rappresentare. Nella sua replica, il primo ministro - ricordava in certi passaggi il Papandreou del 2010, quando affermò che il Paese sarebbe uscito dalla crisi nel 2012 e che scopo del suo governo era il ripristino della giustizia sociale - ha illustrato le sue prossime mosse: conclusione positiva della prima “valutazione” (della Troika), ricapitalizzazione delle banche (ma il vice governatore della Banca di Grecia ha fatto sapere che non sarà sufficiente per l'abolizione del capital controls), e la successiva trattativa per la ristrutturazione del debito. “Queste sono le condizioni - ha affermato Tsipras - per arrivare alla crescita nel 2016. Nel 2017 pensiamo di ritornare sui mercati finanziari”. “Ma - ha precisato - quando i tassi sono alti, quando gli indici della competitività sono bassi e quando si ha una frattura nella coesione sociale, ciò che produce instabilità è la tensione sociale che nasce dall'ingiustizia sociale. Abbiamo denunciato questo problema al Parlamento europeo e troveremo dei sostenitori”.

Ottimista? E quale primo ministro, nei cinque anni di crisi, non è stato ottimista nelle sue dichiarazioni programmatiche? Purtroppo però Tsipras per il momento ha parlato “in teoria”. Anche quando ha accusato i governi precedenti per aver applicato la “ricetta neo-liberale” che ha portato all'attuale recessione e crisi economica. Corretta la sua analisi, quanto poco onesta e rispondente alla realtà futura. Anche lui sarà costretto a operare tagli e aumentare le tasse. E allora che differenza intercorre tra il suo Memorandum e quelli dei predecessori? Per caso il Memorandum Tsipras-Kammenos porterà sviluppo e benessere? Magari, sostengono quasi tutti gli analisti economici. “Il metodo - scrive una penna velenosa su “Protagon” - 'dico una cosa e ne intendo un'altra' ha funzionato per la campagna elettorale. Adesso è arrivato il momento del 'metto in pratica'. E la pratica non sono parole del tipo 'alla fine dei quattro anni saremo usciti definitivamente dalla crisi'. Dunque la pratica è nuovi tagli e nuove tasse”.