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TURCHIA AL VOTO/ Se la Merkel "benedice" la dittatura di Erdogan

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In piazza ad Ankara contro il terrorismo (Infophoto)  In piazza ad Ankara contro il terrorismo (Infophoto)

L’ondata di profughi attraverso i Balcani è iniziata dopo che lo scorso agosto Erdogan ha iniziato la guerra contro i curdi. I rifugiati nelle zone di confine con la Siria si sentono insicuri e quindi scappano. Proprio per questo Erdogan può aprire o chiudere i rubinetti dei migranti verso l’Europa a suo piacimento. L’obiettivo della visita della Merkel è stato appunto di chiedergli di tenere i rubinetti chiusi, in cambio di una riapertura del negoziato con l’Ue. E’ un fatto che ritengo scandaloso, perché alle elezioni Erdogan si è potuto presentare come l’uomo di fiducia della Merkel.

 

Lei prima diceva che anche l’Ue ha favorito Erdogan. In che senso?

Ogni anno a fine ottobre l’Ue pubblica un documento in cui fa il punto sui negoziati con i vari Paesi aspiranti a entrare nell’Ue. Quest’anno il documento, che probabilmente conterrà forti critiche alla Turchia sul mancato rispetto della libertà di stampa, non è ancora uscito ma bisognerà aspettare a novembre, cioè dopo le elezioni. Questo è un favore grandissimo che l’Ue fa a Erdogan.

 

Secondo lei quello di Germania ed Europa è pressapochismo o risponde a una scelta precisa?

E’ una scelta che mira ad aiutare Erdogan. L’Ue e la Merkel temono che se Erdogan perde il potere, si creerà una destabilizzazione. L’errore però è che questa situazione di confusione c’è già adesso. Praticamente la scelta è quella di sostenere una via autoritaria, per il timore delle possibili conseguenze di una democratizzazione. La ritengo una scelta molto rischiosa, anche perché se Erdogan vince saprà chi ringraziare, ma se perde l’Ue ci farà una figura pessima.

 

(Pietro Vernizzi)



© Riproduzione Riservata.

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COMMENTI
01/11/2015 - Questa "benedizione" è anche colpa nostra (Giuseppe Crippa)

La Merkel, condizionata dal buonismo di quanti – in tutta Europa – la criticherebbero se respingesse i rifugiati provenienti dalla Turchia, è costretta a chiedere ad Erdogan di non farli uscire dal suo paese e questi gli chiede in cambio di facilitare il suo ingresso nell’UE. Dovremmo essere noi, suoi partner europei, ad aiutarla a liberarsi del ricatto di Erdogan implementando una seria politica europea sull’accoglienza dei rifugiati e più ancora lavorando per una risoluzione della crisi siriana che comprenda la distruzione dello Stato Islamico.