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TURCHIA AL VOTO/ Se la Merkel "benedice" la dittatura di Erdogan

Pubblicazione:domenica 1 novembre 2015

In piazza ad Ankara contro il terrorismo (Infophoto) In piazza ad Ankara contro il terrorismo (Infophoto)

Turchia al voto per rinnovare il Parlamento. Dopo le elezioni di giugno, quando l’AKP del presidente Erdogan per la prima volta in 13 anni non aveva conquistato i 330 seggi necessari per controllare l’organo legislativo, oggi i cittadini turchi saranno chiamati al voto per la seconda volta in cinque mesi. Oltre all’AKP, i principali partiti sono i repubblicani del CHP, i nazionalisti dell’MHP e l’HDP, espressione dei curdi ma votato anche da molti ragazzi di Gezi Park. Le elezioni si svolgono in un clima di intimidazione e paura, anche perché nella parte sud-orientale del Paese è in corso una vera guerra tra l’esercito controllato dal presidente e i curdi. Come spiega Luigi Geninazzi, per 35 anni inviato e corrispondente dall’estero prima per Il Sabato e poi per Avvenire, “è proprio la guerra in Turchia, e non quella in Siria, all’origine dell’enorme flusso di rifugiati che da agosto sta arrivando in Europa dai Balcani. Ed è anche per questo che, con una scelta che reputo scandalosa, la Merkel e l’Ue hanno scelto di appoggiare Erdogan alle elezioni”.

 

Geninazzi, in quale clima si è svolta la campagna elettorale?

A Diyarbakir, nel Sud Est della Turchia, c’è la guerra, e tre settimane fa ad Ankara abbiamo assistito all’attentato più sanguinoso nella storia della Turchia moderna. A pochi giorni dalle elezioni, Erdogan ha chiuso le televisioni del suo ex alleato, e oggi suo acerrimo nemico, Fethullah Gulen. Creando un clima di terrore, l’effetto che ottiene Erdogan è quello di scoraggiare la gente dall’andare a votare, eccitare i nazionalismi che convergono sull’AKP e convincere le persone impaurite a sceglierlo per scongiurare il caos.

 

Che cosa accadrebbe se l’AKP di Erdogan riuscisse a riconquistare i 330 parlamentari che gli occorrono?

In questo scenario Erdogan avrebbe realizzato il suo obiettivo, al prezzo però di creare un clima di terrore. L’impostazione che ha dato alla campagna elettorale è stata: “Dovete scegliere tra me e il terrorismo”. Per Erdogan il terrorismo vuol dire lo stato islamico, ma soprattutto Assad e i curdi. E non soltanto il PKK, che si batte per i curdi dal 1978, ma anche l’HDP che nel giugno scorso gli ha impedito di raggiungere la maggioranza assoluta in Parlamento.

 

E se invece l’AKP ottenesse solo una maggioranza relativa?

Se l’AKP non ottiene i 330 seggi del Parlamento, per Erdogan è una sconfitta. Già dopo le elezioni del giugno scorso, il presidente turco poteva fare un governo di coalizione ma non ha voluto. Se quindi riuscirà ad acciuffare la maggioranza assoluta in Parlamento, per lui sarà un successo. Se invece non ci riesce per lui è l’inizio della fine. Va però fatto un nota bene: se Erdogan dovesse vincere, bisogna ricordare che un grosso aiuto gli è stato dato dall’Ue e dalla Merkel.

 

In che senso la cancelliera tedesca avrebbe aiutato Erdogan?

Lo scorso 18 ottobre la Merkel ha fatto una visita di Stato ad Ankara, cambiando completamente linea sul negoziato per l’ingresso della Turchia nella Ue. Dopo essere stata da sempre contraria, la Merkel ha deciso di accelerare la procedura.

 

Secondo lei perché?


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COMMENTI
01/11/2015 - Questa "benedizione" è anche colpa nostra (Giuseppe Crippa)

La Merkel, condizionata dal buonismo di quanti – in tutta Europa – la criticherebbero se respingesse i rifugiati provenienti dalla Turchia, è costretta a chiedere ad Erdogan di non farli uscire dal suo paese e questi gli chiede in cambio di facilitare il suo ingresso nell’UE. Dovremmo essere noi, suoi partner europei, ad aiutarla a liberarsi del ricatto di Erdogan implementando una seria politica europea sull’accoglienza dei rifugiati e più ancora lavorando per una risoluzione della crisi siriana che comprenda la distruzione dello Stato Islamico.