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Esteri

BREXIT/ Cameron: le nostre quattro richieste per restare nell'euro

Con una lettera inviata al presidente della Commissione europea Donald Tusk, il premier britannico David Cameron ha reso note le quattro condizioni per rimanere nell'Unione

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La Gran Bretagna è uno dei paesi che ha sempre mostrato una certa distanza dalla posizioni dell’Unione Europea e più volte si è discusso di una possibile uscita del Regno Unito. Ora da parte del premier David Cameron sono arrivate, attraverso una lettera indirizzata al presidente della Commissione europea Donald Tusk, le quattro richieste che la Gran Bretagna pone all’Unione europea, che riguardano la sovranità dei vari paesi, l’economia e il problema dell’immigrazione. La parola che caratterizza l’insieme delle richieste, contenute in sei pagine, è "flessibilità", ed è il primo passo sulla strada del referendum popolare per decidere la permanenza della Gran Bretagna nella UE o la sua uscita.

La prima richiesta di Cameron riguarda la protezione che deve essere assicurata anche a quei paesi che fanno parte dell’Unione Europea ma non dell’area "euro". In Gran Bretagna si teme infatti che i 19 paesi che ne fanno parte, sui 28 che compongono l’Unione Europea, abbiano una posizione di forza nei confronti degli altri e possano approvare delle riforme, senza il consenso degli altri paesi. Questo soprattutto per quanto riguarda le riforme del "mercato finanziario" che il governo britannico considera particolarmente importanti. Da parte di Londra si chiede quindi che tra le norme comunitarie ne venga inserita una che impedisca ai paesi dell’euro di approvare dei cambiamenti di regole anche per gli altri paesi, od in alternativa la possibilità per la Gran Bretagna e per gli altri di effettuare una sospensione di queste decisioni con una specie di "freno d’mergenza". Inoltre, secondo David Cameron, per i paesi non euro deve essere obbligatoria l’adesione alle riforme che interessano il settore bancario. La richiesta di Londra non va però d'accordo con il fatto che un meccanismo simile dovrebbe essere inserito nei "trattati fondamentali" dell’Unione Europea ed i tempi tecnici necessari per un inserimento di questo tipo non sono probabilmente sufficienti per farlo prima del 2017, anno in cui è previsto il referendum.

La seconda richiesta riguarda la "competitività", che secondo David Cameron dovrebbe essere parte del "Dna" dell’intera Unione Europea. Un obiettivo vago, ma forse il più semplice tra quelli che il premier britannico ha illustrato nella sua lettera. I riferimenti principali fatti da Cameron riguardano le norme ed i regolamenti dell’Unione Europea che secondo il pensiero britannico ostacolano lo sviluppo dell’economia dei vari paesi; norme che dovrebbero essere rimosse e nello stesso tempo fare spazio ad una circolazione più semplice per merci, servizi e capitali.

La terza richiesta riguarda la "sovranità" del Regno Unito. L’esecutivo britannico chiede che al Regno Unito sia concessa la possibilità di recedere da un impegno, quello di creare "un’unione ancora più stretta" tra i vari paesi della UE, impegno che è stato incluso nel Trattato di Roma. Le tre parole usate da Cameron nella lettera "more closer union", secondo il premier britannico non hanno soltanto un valore simboliche, e nel corso degli anni hanno giustificato alcune decisioni che di fatto hanno portato ad una riduzione del potere del Parlamento britannico a favore del Parlamento europeo. In questo caso Cameron chiede l’introduzione di una norma che consenta ai ai parlamenti di ogni paese appartenente alla UE di bloccare le norme che vengono decise dal Parlamento europeo, mediante una coalizione tra vari paesi. Nello stesso tempo si chiede che venga rafforzato il principio di "sussidiarietà", spostando, più vicino alle perone interessate dalla decisioni, il luogo dove vengono prese le decisioni stesse. In definitiva la richiesta di Cameron può essere sintetizzata nella frase "Decida l’Europa dove necessario, decidano le nazioni dove possibile". Una posizione che certamente sarà vista con favore da molti altri paesi che fanno parte dell’Unione Europea, che da tempo chiedono una maggiore autonomia.