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DOPING DI STATO/ Bukalov: e se fosse un attacco a Putin per la Siria e l'Ucraina?

Pubblicazione:mercoledì 11 novembre 2015

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Un rapporto dell’Agenzia Mondiale Antidoping (Wada) ha fatto emergere una cultura basata sulla violazione sistematica delle regole da parte degli atleti russi, anche con il coinvolgimento dei servizi segreti. Le accuse di “doping di Stato” che hanno creato un’ondata di shock nel mondo dello sport. Tanto che Australia e Regno unito hanno deciso di sostenere la richiesta della stessa Wada, che ha parlato di bandire la Russia da tutte le competizioni sportive a partire dalle prossime Olimpiadi di Rio de Janeiro. Il Cremlino ha però respinto come “infondate” tutte le accuse sul doping di Stato tra gli atleti russi. Il portavoce Dimitry Peskov ha affermato che non esiste alcuna prova per gli addebiti. Il numero uno della Federazione Atletica Russa, Vadim Zelichenok, ha sottolineato che nel recente scandalo ci sono pochi “fatti recenti” e che i problemi del passato relativi al doping sono stati tutti risolti. La vicenda rischia di colpire personalmente il presidente russo, Vladimir Putin, che nella recente classifica di Forbes è stato eletto come l’uomo più potente del mondo. Ne abbiamo parlato con il giornalista russo Alexey Bukalov, direttore dell'ufficio romano dell'agenzia Itar-Tass.

 

Come è percepito in Russia lo scandalo del “doping di Stato”?

L’opinione pubblica in Russia è molto amareggiata. Lo sport in Russia è popolare proprio come in Italia, e gli sportivi sono i figli prediletti della patria. Questo scandalo è stato un duro colpo per la gente. La reazione come sempre dà voce alla “mania di persecuzione”, in base a cui l’inchiesta nascerebbe da una campagna anti-russa con l’obiettivo di danneggiare l’immagine del Paese. E’ una tesi molto diffusa sulla stampa russa, ed espressa soprattutto nelle interviste ai politici.

 

Il governo russo ritiene che sia effettivamente in atto una campagna tesa a infangarlo?

Sì. E’ quanto sostiene per esempio una delle persone più coinvolte in questa vicenda, il ministro dello Sport, Vitaly Mutko, che è anche presidente del comitato organizzatore dei Mondiali di calcio del 2018.

 

La gente russa concorda con questa chiave di lettura?

La maggior parte delle persone sono convinte del fatto che lo sport, come tutte le cose importanti e belle, deve essere prima di tutto trasparente. Questo è un fatto di cui nessuno dubita. Poiché l’inchiesta non si è ancora conclusa, c’è però ancora la speranza che i dirigenti sportivi russi possano fornire alla commissione qualche fatto nuovo in grado di cambiare la situazione.

 

Quali contromisure pensano di prendere le autorità russe?

Le autorità russe stanno già prendendo le necessarie contromisure, a partire dal fatto di mostrare tutti gli archivi all’Agenzia Mondiale Antidoping. Ritengo che si debba fare di tutto per cambiare questa situazione, perché lo sport è una realtà molto popolare e deve essere libero da qualsiasi accusa.

 

L’Agenzia Mondiale Antidoping ha l’autorevolezza per muovere queste accuse?


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