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COSA C'E' DIETRO GLI ATTENTATI A PARIGI E BATACLAN/ Jean: la crisi dell'Isis in Siria e Iraq

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Vuole che glielo dica? Contrattaccare, bombardare immediatamente e senza remore.

Ma l'attacco è avvenuto all'interno di uno stato europeo. Bombardare dove?
E' evidente: occorre bombardare massicciamente lo stato islamico, subito. 

Siamo ridotti a questo?
Lo dice la storia militare. Se non ci piace la seconda parola, tratteniamo almeno la lezione della prima. Occorre ripristinare il concetto proprio di von Clausewitz di punto culminante della vittoria, quando il rapporto di forze iniziale si rovescia e diviene favorevole al contrattacco. 

In altri termini?
Fare più paura dei terroristi. Non è possibile parlare di pace senza parlare di guerra, questa è la realtà. Ma ciò che davvero lascia esterrefatti, è come i governi occidentali non abbiano subito realizzato che l'offensiva anti-Isis in Iraq e Siria avrebbe avuto come conseguenza immediata un aumento repentino degli attentati in Europa e negli Stati Uniti. Non capire queste cose vuol dire ormai essere fuori da ogni cultura strategica.

(Di seguito l'intervista realizzata nel pomeriggio di ieri, ndr)

L'attacco congiunto di forze aeree americane e delle forze di terra dei peshmerga curdi ha ottenuto un risultato finalmente importante nella sanguinosa guerra contro lo stato islamico. Lo sottolinea a ilsussidiario.net Carlo Jean, spiegando che "la liberazione della città di Sinjar significa aver spezzato in due la via di rifornimento che collegava fino a oggi i territori occupati dall'Isis in Siria e Iraq. Adesso per l'Isis diventa tutto più difficile". Lo ha sottolineato anche il presidente americano Obama, dicendo che gli Stati Uniti "hanno fermato l'avanzata dell'Isis in Iraq". A questo punto i più ottimisti parlano di un passo decisivo verso la liberazione di Mosul. Secondo Carlo Jean però questi successi seppur importanti comportano il rischio di attentati terroristici in Europa: "Lo abbiamo già visto nel Sinai e nelle scorse ore a Beirut: per mantenere alto il suo prestigio e continuare a convincere nuovi miliziani e ottenere finanziamenti, l'Isis punterà adesso a gesti eclatanti in Europa".

Obama ha rivendicato di aver fermato l'avanzata dell'Isis in Iraq: dal punto di vista militare e strategico cosa significa concretamente?
I bombardamenti americani e l'attacco di terra dei curdi hanno ottenuto la liberazione della città di Sinjar, cosa che significa interrompere di fatto la comunicazione tra Mosul in Iraq e Raqqa in Siria, quella via di rifornimento logistico che ha permesso fino a oggi il travaso di forze dalla Siria all'Iraq e viceversa.

Dunque finalmente si è ottenuta una vittoria significativa nella guerra allo stato islamico, è così?
Assolutamente sì. Adesso l'Isis non può più utilizzare questo grosso asse di comunicazione. Dovrà ricorrere a strade secondarie oppure a sud risalendo la valle dell'Eufrate, ma questo significa una grossa difficoltà nei rifornimenti. E' stato un obiettivo molto importante dal punto di vista strategico.

In questa offensiva non era però presente l'esercito iracheno, come mai? 



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COMMENTI
14/11/2015 - attaccare dove e con chi (Claudio Baleani)

E' difficile sapere come stanno davvero le cose. Mi pare però che non c'è nessun accordo, neppure tra chi dovrebbe essere d'accordo per forza. Gli americani non voglio lasciare spazio ai russi i quali bombardano soprattutto gli oppositori di Assad e non tanto l'ISIS; come i turchi, che bombardano soprattutto i kurdi. Gli europei sono divisi tra chi vuole cacciare via Assad e Daesh affiancando gli americani (ma non si sa come e soprattutto senza mandare soldati a terra) e quelli che invece vogliono sapere prima quale politica fare e soprattutto non voglio isolare i russi. Il governo italiano è da quest'ultima parte e prima di andare in Siria vogliono il comando in Libia, cosa che né la Francia, né gli Stati Uniti intendono concedere. Intanto gli arabi non intendono andare a risolvere i problemi a casa loro e non metteranno un soldato perché sono con i piedi d'argilla, in particolare l'Arabia Saudita. Solo gli egiziani vogliono fare qualche cosa, ma a casa loro e al massimo in Libia. Intanto vogliono mettere il naso, giustamente, gli iraniani, che gli americani non vogliono e i russi forse. Risultato? Per ora Daesh avrà vita difficile, ma continuerà a scannare la gente. Jean dovrebbe dirci come attaccare e con chi, sperando che non ci si spari tra alleati in predicando. Prima o poi Daesh verrà liquidata. Bisogna aspettare che si mettano d'accordo e ci vorrà almeno un anno e cioè le elezioni parziali americane del congresso del 2016. Intanto continuiamo a bollire.