BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

DALLA FRANCIA/ Heuzé (Le Figaro): noi, il paese con 10mila aspiranti jihadisti

Infophoto Infophoto

In Francia si è già fatto molto per l’integrazione. I disagi delle periferie si sono manifestati con gravi disordini nel 2005. Questi problemi in seguito sono stati in parte risolti grazie a piani per l’inserimento degli immigrati. Ci sono stati degli incentivi all’integrazione sia per le famiglie sia per i single. Probabilmente ci sono ancora alcune cose che non funzionano. Il fatto però è che la Francia ha un tasso elevatissimo di popolazione immigrata, pari al 17 per cento.

 

Quali conseguenze produce questo tasso così elevato?

Nelle scuole delle periferie alcune classi sono composte interamente da stranieri, di cui la metà non parla nemmeno bene il francese. Ciò determina dei grandi problemi sociali, ma non dobbiamo pensare per questo che le banlieue siano dei serbatoi di terroristi. Per combattere il terrorismo le moschee devono essere controllate e si deve lottare contro il proselitismo nelle carceri. Il disagio sociale però non è sinonimo di terrorismo. Il terrorista è una persona che ha subìto un reclutamento, un indottrinamento specifico da parte di persone che non hanno nulla a che fare con la società francese. Molti imam per esempio non parlano il francese ma solo l’arabo.

 

Parlando al G20 Obama ha lodato gli sforzi di Putin in Siria. Perché Usa e Russia sono passati dall’ostilità a un’esplicita comunanza di intenti?

Dopo gli attentati di Parigi il clima internazionale è cambiato. Obama si rende conto che in Siria non si può fare nulla senza un’intesa con la Russia. Il problema adesso è che fare di Assad. Putin finora lo ha difeso con fermezza, impedendo qualsiasi tipo di rovesciamento del dittatore. Il realismo politico che prevale negli ambienti internazionali e sulla scena diplomatica fa sì però che ci si renda conto che è inutile insistere su uno scontro anziché sulla ricerca delle soluzioni. Senza un’intesa è impossibile mettere in atto un piano congiunto contro il terrorismo.

 

Ritiene che sia cambiato anche l’atteggiamento di Putin?

Sì, le 144 vittime dell’aereo caduto nel Sinai hanno suscitato grande commozione nell’opinione pubblica russa. E’ stato un duro colpo per Putin, che oggi cerca degli appoggi per condurre una guerra globale al terrorismo. Obama d’altra parte ha bisogno di una grande alleanza contro lo stesso terrorismo. Sta quindi prevalendo il realismo politico che consentirà forse alle due potenze di dialogare e trovare delle soluzioni per risolvere la questione siriana.

 

(Pietro Vernizzi)

© Riproduzione Riservata.