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PARIGI E BATACLAN/ Farouq: attentati dell’Isis al "cuore" che accomuna musulmani e cristiani

Per WAEL FAROUQ, il vero nemico dell’Isis è quella zona grigia della società dove non esistono categorie nette, ma soltanto delle persone con il loro desiderio di bellezza e felicità

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DOPO GLI ATTENTATI A PARIGI E BATACLAN. Non è affatto un caso che gli attentati di Parigi abbiano colpito un teatro e uno stadio, cioè due luoghi dove la gente si incontra. Il vero nemico dell’Isis infatti è quella ‘zona grigia’ della società dove non esistono categorie nette, ma soltanto delle persone con il loro desiderio di bellezza e felicità”. Ad affermarlo è Wael Farouq, professore egiziano dell’Università Cattolica di Milano e dell’American University del Cairo. Dopo l’attentato di venerdì notte che ha provocato 129 vittime, ieri ci sono stati dei falsi allarmi nelle strade di Parigi. Papa Francesco all’Angelus ha detto: “Utilizzare il nome di Dio per giustificare questa strada (della violenza e dell’odio, Ndr) è una bestemmia”.

 

Professor Farouq, partiamo dalle parole del Papa …

Le parole del Papa sono del tutto condivisibili, e nessuno può fornire una giustificazione di alcun tipo per quanto è avvenuto a Parigi.

 

In molti si chiedono se l’Isis rappresenti il vero Islam …

Il punto è che non esiste né un vero Islam né un falso Islam. Ci sono soltanto i musulmani, che devono essere giudicati sulla base delle loro azioni e non della loro religione. Se giudichiamo una religione sulla base delle azioni di alcuni musulmani, facciamo esattamente ciò che sta compiendo l’Isis: cercare di dividere il mondo in due campi, da un lato i buoni e dall’altra i cattivi. Ricercare la fonte di questo male e di questa violenza nella religione di un quarto della popolazione mondiale, mettendo sotto inquisizione ogni musulmano, sostenendo, al tempo stesso, che i Fratelli Musulmani siano dei democratici, che Jabhat al-Nusra in Siria siano dei moderati ed eleggendo l’Arabia Saudita al Consiglio per i diritti umani, produce il risultato di perseguitare l’islam e dare il beneplacito agli islamisti. Ma il problema sono proprio gli islamisti e l’islam politico.

 

Come valuta la reazione della Francia a quanto è avvenuto?

Abbiamo assistito a due reazioni opposte. Il presidente Hollande ha chiuso le frontiere mentre la gente di Parigi ha aperto le porte di casa a tutti. La giusta risposta al terrore è l’accoglienza dei francesi che hanno scelto di rifiutare la paura e aprire le porte agli stranieri. E questa la cosa da fare, e non rispondere al male con il male, cercare di giustificarlo o metterlo in relazione con determinate regioni o gruppi sociali.

 

L’Isis ha un progetto o vuole solo uccidere il maggior numero di persone possibili?

La tragedia di Parigi documenta che l’Isis vuole distruggere gli spazi di convivenza. Ricordo che il primo atto dell’Isis è stato invitare tutti i musulmani del Medio Oriente ad andare a vivere nei suoi territori. L’obiettivo è eliminare quegli ambiti in cui musulmani e cristiani, atei ed ebrei, insomma tutte le persone del mondo possono vivere insieme in armonia. Lo documenta il semplice fatto che i terroristi distruggano musei e monumenti, perché la bellezza è ciò che unisce tutti i cuori umani. Il loro nemico è la bellezza in quanto tale.

 

Che cosa deve fare l’Occidente per combattere l’Isis?

Le politiche europee oggi sono incapaci di fronteggiare l’Isis, ma la gente che vive in Europa è in grado di farlo: lo strumento è proprio l’accoglienza di cui parlavo prima. Invece chi demonizza le differenze tra religioni e culture di fatto contribuisce agli sforzi dell’Isis di dividere il mondo. L’Isis vuole distruggere la cosiddetta “zona grigia”, cioè quegli ambiti dove non si può sapere chi sia musulmano o meno.

 

In che senso parla di “zona grigia”?