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Esteri

GUERRA AL TERRORISMO/ Frattini: il silenzio degli imam "moderati" mi preoccupa

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Occorre un monitoraggio persona per persona di tutti i sospetti, che è proprio quello che belgi e francesi hanno fatto assai poco. Ai sospettati non va data la possibilità di riunirsi o parlarsi al telefono senza che la nostra intelligence lo sappia. Per preparare gli attentati di Parigi ci sono stati certamente incontri e telefonate. Se un sospetto terrorista che ha avuto otto condanne, come Abdeslam Salah, noleggia un’auto i servizi di intelligence lo dovrebbero sapere immediatamente.

 

Come valuta le reazioni del mondo musulmano a quanto è avvenuto in Francia?

Un tassello che manca è la presenza di dichiarazioni forti e impegnative del cosiddetto “islam moderato”. In queste ore è veramente un punto debole. Al di là delle dichiarazioni di ragazzi musulmani che dicono “Not in my name”, non ho visto grandi imam delle dottrine sciita e sunnita prendere la parola pubblicamente e dire, come invece ha fatto Papa Francesco, che “uccidere in nome della religione è una bestemmia”. L’unica eccezione è stata quella dell’imam di Al-Azhar.

 

Lei che cosa si sarebbe aspettato?

Vorrei sentire qualcuno dei leader musulmani che dica: “Chi uccide in nome del Profeta è blasfemo”. Se non c’è questo tipo di reazione, l’opinione pubblica comincia a farsi delle domande sul fatto che in realtà le autorità religiose dell’islam non vogliono, non possono, non riescono a dire quelle parole chiare di condanna che noi ci aspetteremmo dall’islam europeo.

 

(Pietro Vernizzi)

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