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RIVOLUZIONE FRANCESE/ Se la grandeur di Hollande è solo un'utopia

L'arco di trionfo a Parigi (Infophoto) L'arco di trionfo a Parigi (Infophoto)

Hollande cerca di rispondere al nemico che gli è penetrato in casa, che colpisce il suo Paese con crudeltà inaudita, rifacendosi a una intensificazione dell'azione militare e a una "stretta" di controllo di polizia all'interno del Paese. Ma chiede aiuto, ha bisogno di aiuto, di sostegno internazionale. Pur usando tutta la sua abilità oratoria, Hollande si rende conto che un'azione veramente incisiva contro lo stato islamico passa attraverso una coalizione internazionale e una autentica unità europea.

E' su questo punto che Hollande dovrà giocare le sue carte e riportare la Francia al rango di grande potenza politica. In questi giorni, dopo la carneficina di Parigi, sono riemerse tutte le assurdità di questa Europa, che dovrebbe essere unita e che non solo non ha una "intelligence" comune, non ha neppure una collaborazione tra le "intelligence" dei Paesi membri. E' possibile che solamente in questi giorni si è finalmente parlato dell'ambiguità della posizione turca? E del ruolo enigmatico, anche nei finanziamenti, dell'Arabia Saudita e degli Emirati? Come è possibile che si mantengano ancora le sanzioni contro la Russia e si trascuri un'unità operativa a livello internazionale contro un nemico comune? Hollande sa benissimo di essere uno dei presidenti più impopolari della storia di Francia.

Dietro all'apparente coesione politica nazionale, in Francia c'è chi come Nicolas Sarkozy invoca il "pugno duro", pensando alle prossime elezioni. E c'è soprattutto un popolo smarrito, sempre più attratto dai discorsi e dalla linea di Marine Le Pen. Il presidente francese può giocarsi in questa tragica partita tutte le carte che gli sono rimaste. Ma, per far questo, deve convincere un'Europa imbelle e quasi intronata. Deve fare breccia nella solidarietà commossa, ma "indifferente" nei fatti, di Barack Obama. Che anche ieri ha ripetuto: "Non ci saranno soldati americani sul terreno". Di fronte a un simile quadro politico internazionale il generale De Gaulle avrebbe commentato le proposte di Hollande come "Vaste programme".

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