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GUERRA ALL'ISIS?/ Sapelli: colpire l'Arabia Saudita, ciò che tutti vorrebbero ma non osano

Pubblicazione:mercoledì 18 novembre 2015

Barack Obama con Salman Bin Abdulaziz (Infophoto) Barack Obama con Salman Bin Abdulaziz (Infophoto)

Statualità in Siria vuol dire difendere gli alawiti e quindi per ora Assad, poi un suo consanguineo! Vuol dire colpire l'Isis anche dal Mar Caspio con missili a lunga gittata che segnano il ritorno alla politica dell'equilibrio del terrore e quindi del confronto di potenze. E il terrore si dirige contro l'Isis con i bombardamenti dal cielo e la copertura dell'avanzata via terra delle truppe iraniane. Tutto il contrario di quel che fanno gli Usa e i loro alleati, in primis i francesi, che pure per via terra combattono, ma, guarda caso, solo in Centro Africa, perché solo lì è la loro guerra e non altrove.

Ecco che la politica e la guerra "s'inframmischiano" con altri mezzi, ossia con le politiche nazionali di potenza. Ma seguirle vuol dire colpire l'Arabia Saudita economicamente e militarmente se non cessa di finanziare, armare e proteggere, come fa la Turchia, Isis e compagni.

Scelta difficile e dolorosa che ogni intelligence suggerisce ai suoi capi che non l'ascoltano. Tuttavia non c è momento migliore di oggi, quando l'arma del petrolio si spunta per eccesso di produzione e crolla di prezzo. L'Occidente non ritrova se stesso se non si riprende il controllo del mondo civilizzato su quello che civilizzato non è. Ma fare questo vuol dire sfidare montagne di ignoranza e di stupidità senza fine.

I cretini non vincono le guerre, ma certo rendono più difficile la vittoria. I pacifisti preparano la fine (militare) del mondo.



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