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JIHADISTI DELL'ISIS DROGATI/ Altro che martiri di Allah

Pubblicazione:giovedì 19 novembre 2015

Bilal Hadfi, uno dei kamikaze di Parigi (Immagine dal web) Bilal Hadfi, uno dei kamikaze di Parigi (Immagine dal web)

Definiti mostri, bestie, inumani e quant'altro, hanno paura di morire come tutti. Diventano mostri disumani quando soffocano con l'ideologia ma anche con la droga artificiale l'anelito di vita che seppur minimo è rimasto in loro. Potrebbe anche essere che sono consapevoli dell'orrore che stanno per causare a persone innocenti, che un lumicino di umanità, grande come il millimetro di un'unghia, sia rimasto dentro di loro. Devono perciò stordirsi per agire senza remore. Secondo diversi esperti, anche i boia dell'Isis fanno abbondante uso di Captagon o comunque di droga: dai video si deduce che presentano i tratti tipici di chi abusa di anfetamine.

Ma anche il fatto che debbano drogarsi per uccidere se stessi dimostrerebbe la menzogna della loro autosicurezza e dei loro proclami, e dimostrerebbe soprattutto che l'essere umano non è fatto per la morte nonostante loro cerchino di autoconvincersi che è così. Che la vita è più forte e più interessante della morte e che tutti, anche i kamikaze, hanno paura di quest'ultima. Uno dei terroristi di Parigi, ha raccontato il fratello, era cresciuto in una famiglia normale, giocando a pallone nel campo da calcio vicino a casa come fanno tutti i ragazzi. Forse un'immagine, un flash di quei momenti felici deve essergli passato per la mente prima di andare a uccidere e a uccidersi. Poi si è stordito di droga e ha dimenticato.

Forse è a questo livello che bisognerebbe operare sui giovani, gli studenti islamici che vivono in occidente, nelle moschee, per spezzare questa catena di morte. "Noi amiamo la morte per causa di Allah, tanto quanto voi amate la vita" aveva detto il portavoce di bin Laden dopo l'11 settembre. "Voi amate la vita e noi amiamo la morte" ripetè dopo le stragi di Madrid del 2004. 

I cristiani perseguitati e sgozzati in Siria e Iraq non prendono alcuna droga. Anche per loro esiste il martirio, ma i martiri cristiani non hanno mai cercato la morte di se stessi e degli altri, il martire che dà la vita per Allah se la impone e vuole distruggere anche la vita del prossimo. Il martirio dei cristiani iracheni che si lasciano ammazzare per non abiurare la loro fede è quello di chi dà la vita non per una causa, ma per amore di ciò che è la loro consistenza, un Altro. Il martire dell'Isis ha bisogno di potenziare artificialmente il suo credo, di sostenere con qualcosa l'adesione alla causa, altrimenti non ce la farebbe. Che strano dono il privilegio di Allah, se ha bisogno della chimica. Anche Gesù sulla croce ebbe paura di morire: "se possibile, allontana da me questo calice" disse. Ma per amore degli uomini ha accettato di morire. E' questa la differenza. 

I kamikaze e i combattenti dell'Isis hanno una paura folle di morire. Smascherare davanti ai giovani islamici la menzogna del loro falso coraggio sarebbe già qualcosa.



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