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LIBIA/ Le navi italiane? Dietro l'errore di Tobruk ci sono l'Isis e gli scafisti

Pubblicazione:lunedì 2 novembre 2015

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C’è ancora della strada da fare. Bisognerà vedere in primo luogo se il Parlamento di Tobruk riuscirà ad accettare il piano. C’è inoltre ancora del lavoro da fare per riuscire a mettere insieme le varie realtà, incluso lo stesso governo di Tripoli.

 

Ritiene che anche lo stato islamico possa avere un ruolo in questa vicenda?

Lo stato islamico in questo momento è una realtà che gioca di rimessa, nel senso che sta cercando di sfruttare a suo vantaggio le debolezze di entrambe le entità governative della Libia. In questa fase l’Isis ha tutto l’interesse a non essere particolarmente visibile, ma a guadagnare nello stesso tempo quanti più spazi possibili sul territorio. Nella situazione attuale l’Isis è la realtà che riesce a trarre il maggior vantaggio dall’assenza di un governo di coalizione.

 

Questa vicenda è collegata con il fatto che il cimitero italiano di Tripoli è stato devastato?

Sì. Il nostro Paese in questo momento sta giocando un ruolo estremamente importante. L’ammiraglio Credendino è al comando dell’operazione Eunavfor Med, l’Italia si sta comunque spendendo per fare sì che il governo di unità nazionale possa prendere forma. In questo momento si presenta in Libia un variegato panorama con fazioni estremamente divise. Tutti coloro che nella situazione attuale hanno un lembo di potere con il nuovo governo andrebbero a perdere parte della loro autorità, siano esse nella parte del governo di Tripoli, siano esse nel governo di Tobruk.

 

(Pietro Vernizzi)



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