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Esteri

GUERRA AL TERRORE/ Sapelli: ecco gli errori che "condannano" l'Europa

François Hollande, Jean-Claude Junker e Angela Merkel (Infophoto)François Hollande, Jean-Claude Junker e Angela Merkel (Infophoto)

Ma rispetto a quello che capita in Europa, dopo i terribili attentati franco-belgi, perché così dobbiamo chiamarli, anche se il sangue è stato versato nel cuore dell'Europa, che continua a essere la Francia, assieme alla Germania, ebbene in quell'area del mondo la presenza militare americana, e soprattutto culturale, è del tutto assente. Questo fatto è ancora più grave perché dimostra una tesi che io ho da molto tempo sostenuto solitariamente, ossia che l'Europa, come entità politico-spirituale, senza l'ala anglosassone, degli Usa e dell'Uk, e senza la Russia, non avrebbe mai potuto continuare a esistere. Oggi sta capitando esattamente questo. 

Una delle tante prove? Il rifiuto della Francia di richiedere l'aiuto della Nato, anziché dell'Onu nella lotta al terrorismo che di fatto sta conducendo in forma solitaria. Che questo sia vero lo si vede nel dibattito in corso tra le elites politico-militari francesi, che si interrogano se sia meglio continuare a mantenere una presenza massiccia nel Sahel, oppure spostare gran parte del peso militare in Siria. La soluzione l'hanno data i fatti, con la creazione di un'asse russo-francese in Siria, sostenuta dalla presenza militare sul terreno degli iraniani, che si sta sempre più cementando senza bisogno di parate, trattati, negoziati, eccetera. 

Del resto gli Stati Uniti, andandosene dall'Europa e dal Mediterraneo, hanno lasciato dietro di loro due nuove realtà. La prima è l'inserzione dell'Iran nel concerto delle nazioni, con tutta la sua potenza di stato-guida, di élites rivoluzionarie e raffinatissime come le milizie sciite. La seconda è la crisi dell'Arabia Saudita, che è molto più profonda e pericolosa di quanto non appaia ai più. La regola di successione al trono, tramite la gerarchia tra fratelli anziani, sta crollando e sta venendo sostituita da quella della primogenitura del sovrano oggi in carica, con un effetto domino sul sistema di potere che sarà devastante. Così come devastante sarà il fallimento della politica petrolifera saudita che è stata sconfitta dalla tecnologia e dalla finanza non bancaria statunitense che stanno castrando l'arroganza saudita di far la guerra allo shale gas e al tight oil nordamericano, fondata sulla produzione a manetta e sulla conseguente diminuzione di prezzo. 

La crisi fiscale dello stato saudita incombe e avrà effetti destabilizzanti dal Corno d'Africa alla Turchia. Quest'ultima verrà destabilizzata nel suo disegno anticurdo e filo-Isis, mentre l'Egitto, che ha recentemente conseguito l'autonomia energetica grazie alla grande scoperta dell'Eni nelle sue acque, si ergerà quale potenza dominante anti-saudita nell'area, unitamente alla straordinaria fermezza e solidità della benefica dittatura algerina, uno dei capisaldi della regione. E sarà la saldatura tra questi due capisaldi, l'Egitto e l'Algeria, che porterà, lo si voglia o no, con la pace o con la guerra, alla stabilizzazione libica. Non sempre le armi possono sostituire i negoziati, ma sicuramente sempre possono e debbono sostenerli.