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VISTO DAGLI USA/ La morte a Parigi è lo smarrimento di un'America senza guida

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Barack Obama (Infophoto)  Barack Obama (Infophoto)

NEW YORK — Sono giornate luminose, inaspettatamente miti e soleggiate per essere nel cuore dell'autunno. Ma il tepore ed il senso di benessere se ne vanno in un secondo quando, attraversando la strada, si passa dal sole all'ombra. E all'ombra ci prende subito un brivido di freddo. A fine novembre, per quanto cerchiamo sempre di affrettare il passo verso il marciapiede al sole, sappiamo benissimo che quello a cui corriamo dietro è l'illusione breve di quel che vorremmo ma non è.  

Ecco, mi sembra che questo sia il modo in cui l'America guarda a quanto è avvenuto a Parigi. "Been there, done that", noi ci siamo già passati, abbiamo già visto, abbiamo vissuto sulla nostra pelle. Ci sono tante cose che rimuoviamo, che ci sforziamo di dimenticare perché smettano di farci male e di gettare un'ombra sui nostri sogni. Soprattutto noi newyorkesi cerchiamo di affrettare il passo verso quel marciapiede al sole. Ma siamo nel cuore di novembre, ed è inevitabile che faccia freddo. È inevitabile che quello che è successo a Parigi ci geli il fiato in gola, ci faccia sentire completamente smarriti ed indifesi. E anche se ci ripetono, e ci ripetiamo, che siamo davvero più al sicuro dell'Europa, in verità non ci crediamo perché "been there, done that", ci siamo già passati. 

Ma soprattutto non ci crediamo e ci sentiamo smarriti perché quest'America è senza guida. Non c'è bisogno di essere sopraffini conoscitori della storia per sapere che sempre in tutti i suoi momenti bui l'America si è affidata al suo presidente. Ci si aspetta che sia il presidente a cavarci fuori da questa zona d'ombra, a reindirizzare un raggio di sole sull'American dream. Persino alla Cnn hanno smesso di credere ad Obama. Disgraziatamente — per lui e per tutti noi — proprio poco tempo fa ci aveva detto che stavamo facendo progressi nel contenimento di Isis. Ieri sera su Cnn ho assistito alla (solita) parata di sapienti, solo che questa volta li ho trovati tutti estremamente critici nei confronti della insulsa ed inconcludente azione dell'amministrazione Obama. Anche il fatto che siamo stati noi ad armare Isis — cosa risaputa nel resto del mondo — è cominciata ad affiorare sui media americani, aggiungendo ancor più smarrimento alla sfiducia montante. E a guarnire questo profondo senso di disagio, la consapevolezza che stiamo perdendo il nostro ruolo guida nel mondo, a vantaggio della Russia. 

Del resto, come potremmo mai guidare se non siamo guidati? Purtroppo neanche tra i futuri pretendenti al trono presidenziale sembra esserci grande consapevolezza dello stato delle cose. Si va da chi propone la chiusura totale delle frontiere ad ogni forma di immigrazione, a chi appoggia i 24 Stati che vogliono proibire l'ingresso a qualunque mediorientale, fino a chi sostiene l'accettazione di immigrati cristiani ed il rigetto dei musulmani. Ma tutto ciò semplicemente non sarebbe l'America!

Così, confusi, intimoriti e privi di guida è come se tutti aspettassimo il passare della giornata, e poi di un'altra e di un'altra ancora per convincerci che tutto questo non ci riguarda. Ma in fondo al cuore sappiamo bene che non è così, come sappiamo bene che attraversare la strada verso il marciapiede illuminato dal sole non porta via l'inverno.



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