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VALERIA SOLESIN/ Come Marco Polo, è partita per scoprire e morta per vivere

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Valeria Solesin, vittima della strage di Parigi (Immagine dal web)  Valeria Solesin, vittima della strage di Parigi (Immagine dal web)

Contemplo il volto di Dario, il fratello di Valeria, di Andrea, il suo fidanzato, della mamma e del papà: non vi leggo circostanza, orme di rivalsa, tracce d'odio. Com'è possibile non essere sconfitti dentro una simile battaglia? Loro, come Cristoforo: gente che combatte senza sottovalutare, capace di andare dove la speranza lo chiede.

Valeria è tornata dentro un legno, cullata dalle onde di una città che, da sempre, è un porto di mare: gente che va, gente che viene, incrocio di sangui e di canali. E' tornata a casa, le hanno fatto festa come di chi si attendeva da tempo per abbracciarsi. In tutti questi giorni, sotto casa di Valeria, il terrore ha capito d'aver sbagliato traiettoria. Forse non aveva calcolato che, tra tutti, c'è anche chi al male risponde con sofferta nobiltà d'animo: parole misurate, pacate, passate e trapassate come oro sul crogiolo. Certe morti sono per la vita: non azzannano del tutto, insegnano a vivere l'attesa, l'incertezza. La speranza è che domenica Barbara d'Urso si mostri donna d'intelletto e di cuore: se il suo programma è il salotto-della-zia, non metta mano in questa storia che da salotto-non-è. Lo dovrebbe a Valeria, alla vita. 

Quella vera, che ammutolisce.

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COMMENTI
25/11/2015 - La Speranza non muore mai, come Valeria. (claudia mazzola)

Non è che ci stiamo dimenticando un pochetto di Gesù Cristo?

 
25/11/2015 - L'inferno di Pasolini (roberto castenetto)

Con tutto il rispetto per il dolore dei famigliari di Valeria Solesin, che forse chiederebbe silenzio, credo servano le ultime parole di Pasolini: "Voglio dire fuori dai denti che io scendo all’inferno e so cose che non disturbano la pace di altri. Ma state attenti. L’inferno sta salendo da voi. È vero che viene con maschere e bandiere diverse. È vero che sogna la sua uniforme e la sua giustificazione. Ma è anche vero che la sua voglia, il suo bisogno di dare la sprangata, di aggredire, di uccidere, è forte ed è generale. Non resterà per tanto tempo l’esperienza privata e rischiosa di chi ha, come dire, toccato la “vita violenta”. Non vi illudete. E voi siete con la scuola, la televisione, la pacatezza dei vostri giornali, voi siete i grandi conservatori di quest’ordine orrendo basato sull’idea di possedere e sull’idea di distruggere. Beati voi che siete tutti contenti quando potete mettere sul delitto la vostra bella etichetta. A me questa sembra un’altra delle tante operazioni della cultura di massa". Per vincere questo male non bastano gli inni nazionali o le parole umane. Padre Cristoforo ne ha fatto esperienza nel romanzo che non a caso ha a tema il male e la domanda sulla giustizia. Non so se a Venezia ci fosse una fede implicita, né che cosa sia. Certamente c'era un'impotenza di tutti e da questa bisogna partire per trovare la risposta vera alla domanda di giustzia.