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Esteri

DALLA GERMANIA/ Tutti cercano una risposta all'islam radicale, ma non la trovano

Angela Merkel con Barack Obama (Infophoto)Angela Merkel con Barack Obama (Infophoto)

La Faz, che negli editoriali degli ultimi tempi ha dato voce al rigore nella regolazione del flusso migratorio, espressa politicamente per esempio dal numero uno della Csu (l'alleato bavarese della Cdu) e premier della Baviera Horst Seehofer, nella pagina culturale ha proposta qualche giorno fa un'intervista con intellettuale algerino, Boualem Sansa, autore di un romanzo, 2084, che in Francia ha fatto molto discutere perché mette il dito nella piaga della grande sfida che stiamo vivendo in questi giorni. "Conosco il pericolo dell'islamismo — ha detto Sansa —. Parigi conferma solamente la mia analisi del problema. L'islamismo ha dichiarato la guerra all'umanità. I suoi sostenitori vogliono il potere. Mobilitano seguaci a livello mondiale, seguaci che vivono in un contesto (occidentale) che viene definito dal nulla, dal vuoto. Le democrazie sono deboli; per questo gli islamisti vinceranno e domineranno una grande parte della terra. Venti anni fa non c'erano e già oggi dominano più di trenta paesi". 

L'autore algerino, che vive nella sua patria, anche se i suoi scritti sono vietati, non pensa tanto ai terroristi dell'Isis, che sono secondo lui un pericolo passeggero, ma piuttosto a movimenti fondamentalisti islamici come il movimento Nahda (Wiedererwachen), che con opere caritative, scuole coraniche, rappresentanti nei parlamenti e milioni di aderenti segue la "missione (di) ridare nuova grandezza all'islam in Africa, Asia ed Europa". 

A questa sfida mondiale non può essere data una riposta solo "sociologica", anche se differenziata, come quella proposta da Rainer Hermann in un editoriale della Faz: un mix tra azione militare e lavoro di integrazione sociale (accettazione dei giovani musulmani e dei loro valori), controllo dei gruppi fondamentalisti non solo a livello digitale, ma con informatori che si coinvolgono di persona nei gruppi più pericolosi, ed un invito ai teologi mussulmani che siano disposti a distanziarsi dall'interpretazione radicale saudita dell'islam stesso. 

Non basterà neppure la soluzione solo politica, come quella proposta da Nikolas Busse, che invita la Germania a prendere sul serio la richiesta francese, cioè che l'Unione Europea aiuti la Francia, in forza della clausola che se un paese europeo viene attaccato, gli altri paesi si impegnano a soccorrerlo (art. 42 del Trattato di Lisbona).

Non basterà neppure un'analisi solo "economica", come quella proposta da Bernd Freytag sempre sulla Faz, in cui vengono messe in luce le contraddizioni tedesche nel rapporto con il Qatar, il paese più ricco del mondo e più coinvolto, anche se è difficile dimostrarlo, con il terrorismo. L'articolo mostra con precisione i coinvolgimenti economici dell'Occidente e della Germania con coloro che finanziano il terrore e che quindi non permettono di fare quell'azione che a livello economico sarebbe certamente ragionevole: il rifiuto di un coinvolgimento economico con i paesi che lo finanziano.