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TURCHIA vs RUSSIA/ Micalessin: Erdogan vuole spezzare l'intesa Nato-Putin anti-Isis

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E’ il segnale del fatto che la Russia è decisa a continuare sulla sua strada. Non dimentichiamoci che in precedenza un aereo civile russo era esploso sul Sinai. Mosca è assolutamente determinata a distruggere l’Isis e a impedire alla Turchia di fare cadere Assad.

 

Come valuta la strategia in ordine sparso dei Paesi europei?

E’ una strategia figlia della confusione che ha guidato questi quattro anni di conflitto siriano. Per tre anni e mezzo l’Europa, sotto la guida di Obama, Cameron e dello stesso Hollande, ha pensato che l’obiettivo principale non fosse combattere l’estremismo jihadista e l’orrore dell’Isis, bensì abbattere Bashar al Assad. Senza peraltro riuscire a dire chi potesse essere il suo sostituto.

 

La strategia militare di Putin sta funzionando?

I bombardamenti russi sono iniziati il 30 settembre, e i risultati sono stati assai più considerevoli di quelli di Usa e loro alleati, il cui intervento era iniziato nell’estate 2014. L’entrata in scena di Putin è stata dunque decisiva per cambiare i contorni di una guerra che sembrava destinata a trasformarsi in un pantano.

 

La Russia ha in mente anche una soluzione politica per la Siria?

Quello di Putin è innanzitutto un piano politico. Non dimentichiamoci che parallelamente ai bombardamenti, per la prima volta dal 2011, è iniziata una trattativa politica a Vienna che vede presenti l’Iran e le varie nazioni arabe per trovare una soluzione politica e un futuro per la Siria. Finora nessuno ha saputo dire chi si debba mettere al posto di Assad. Oggi finalmente, grazie alla Russia, si sta cercando di capire non solo come sconfiggere l’Isis, ma anche quale potrebbe essere il futuro della Siria.

 

Nel frattempo il governo sciita di Baghdad continua a discriminare cristiani e sunniti. Occorre una soluzione politica anche per questo problema?

Il parlamento irakeno ha approvato una legge in base a cui i bambini cristiani sono costretti a convertirsi all’islam se lo fa il loro padre o se la loro madre sposa un musulmano. Altre discriminazioni sono state compiute nei confronti dei sunniti. Questo è il grosso problema che ha portato anche alla nascita dello stato islamico nel Nord dell’Iraq. A Baghdad si sono succeduti governi estremisti di ispirazione sciita, che non considerano la necessità di posizioni di mediazione. Su questo può aiutarci eventualmente un’alleanza con il governo iraniano di Rouhani, che può spingere l’Iraq alla moderazione per motivi pragmatici, cioè per togliere il brodo di coltura in cui galleggia lo stato islamico.

 

(Pietro Vernizzi)



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