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Esteri

TURCHIA vs RUSSIA/ Foa: ora Erdogan deve scegliere tra Nato e jihad

Per MARCELLO FOA, siamo di fronte a una svolta delicatissima nei rapporti tra Turchia da un lato e Occidente e Stati Uniti dall’altra. In futuro Ankara potrebbe non fare più parte della Nato

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan (Infophoto)Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan (Infophoto)

“Le conseguenze dell’abbattimento del jet russo si faranno sentire non solo nelle relazioni tra Turchia e Russia. Siamo di fronte a una svolta delicatissima nei rapporti tra Turchia da un lato e Occidente e Stati Uniti dall’altra. In futuro Ankara potrebbe non fare più parte della Nato”. A evidenziarlo è Marcello Foa, giornalista e docente di Comunicazione nell’Università della Svizzera italiana. Putin ha fatto sapere di avere rifiutato un colloquio telefonico con Erdogan a causa della “mancanza di prontezza da parte turca a porgere le scuse più elementari”. Erdogan però non vuole saperne di scusarsi: “Avvisiamo cordialmente la Russia di non scherzare col fuoco. Supportare il regime di Assad in Siria, che ha ucciso 380mila persone, significa giocare col fuoco”.

Foa, la Russia ha minacciato sanzioni economiche ai danni della Turchia. Come valuta questa mossa?

La Russia ha perfettamente il diritto di minacciare sanzioni economiche. E’ evidente che dalle ricostruzioni emerse sull’attacco dell’altro giorno la Turchia ha torto e la Russia ha ragione. Non si abbatte un aereo rischiando di provocare una guerra mondiale per una violazione dello spazio aereo di 17 secondi. Da parte del jet russo non c’era un atteggiamento ostile, e quindi quella di Ankara è stata una provocazione. Nel rispondere Putin ha dimostrato senso di responsabilità, perché le sanzioni economiche sono la risposta più saggia che potesse fornire.

A dividere i due Paesi è la diversa posizione nei confronti dell’Isis?

Sì. Nei confronti dell’Isis la Russia ha tenuto un atteggiamento lineare, bombardando il califfato con una notevole efficienza e sulla base di presupposti dichiarati logici da parte della stessa comunità internazionale. La Turchia al contrario ha un atteggiamento molto pericoloso perché è ambiguo. Sappiamo bene che Ankara appoggia l’Isis: attraverso il territorio turco sono passati decine di migliaia di volontari che sono andati a combattere in Siria e in Iraq. A ciò si aggiunge un sostegno all’ideologia neo-salafita o wahabita dell’Isis.

Quali saranno le conseguenze delle ambiguità turche?

Occidente e Russia combattono l’Isis in modo deciso, mentre non altrettanto si può dire della Turchia che è un Paese della Nato. Qui si pone un problema di fondo molto importante: la Turchia da che parte sta? Sta con l’occidente o con l’islam più retrogrado? Si tratta di domande che in questo momento le diplomazie tendono a non porre, perché riguardano equilibri delicatissimi all’interno della Nato, anche se è questa la vera questione dal punto di vista geo-strategico.

Obama continuerà a difendere Erdogan?

Se noi andiamo ad analizzare la dichiarazione a caldo fatta nell’incontro con Hollande, Obama ha detto che la Turchia ha diritto a difendersi. Ma poi con ben altra veemenza ha invitato tutti a essere molto cauti e responsabili. Infatti dopo qualche ora lo stesso Erdogan ha abbassato i toni nei confronti della Russia. Questo significa che il colpo di testa di Ankara non è frutto di una strategia concordata con gli Usa, bensì di un’iniziativa estemporanea e molto pericolosa, che in realtà Obama non ha affatto gradito.

Come sono in questo momento le relazioni tra Turchia e Stati Uniti?


COMMENTI
28/11/2015 - Situazione imbarazzante (orazio adolfo bacci)

Erdogan non deve fare troppo il duro con Putin, il quale e troppo forte per lui. E' in una situazione critica, si trova fra l'incudine e il martello, deve essere accorto.

 
28/11/2015 - Fuori la Turchia dalla NATO! (Giuseppe Crippa)

Sono lieto di leggere qualcuno che si pone il problema di sollecitare l’uscita della Turchia dalla NATO: questa Turchia non è la stessa che entrò nel patto nel 1952, e neppure la Russia è la stessa di quei tempi. In ogni caso il problema non è nuovo: basti leggere per esempio questo articolo di Arabpress di un anno fa: http://arabpress.eu/lespulsione-turchia-dalla-nato-teoria/50987/ o intervistare Lucio Caracciolo, la cui rivista di geopolitica, Limes, ne parlava già nel 2010. A mio avviso ora la misura è colma…