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DALLA GRECIA/ I retroscena sul "piano B" di Tsipras-Varoufakis

Pubblicazione:martedì 3 novembre 2015

Alexis Tsipras (Infophoto) Alexis Tsipras (Infophoto)

A questo punto, nel mese di maggio, i responsabili del governo si sono resi conto che, stante l'impossibilità di onorare gli impegni assunti nei confronti dei partner e dei creditori, e la riluttanza a raggiungere un compromesso, il Paese doveva essere pronto ad affrontare qualsiasi evenienza. Uno degli argomenti principali affrontati nel corso della riunione presieduta da Dragasakis era quello delle riserve energetiche, che, secondo i responsabili, potevano bastare per circa 9 mesi. In seguito, come conseguenza della rottura con i partner europei e dunque del disimpegno rispetto alle normative europee, per coprire il fabbisogno di petrolio ci si sarebbe potuti rivolgere alla Russia, all'Iran e al Venezuela. In generale si riteneva che l'arrivo della stagione estiva offriva un certo margine temporale e dunque la possibilità di ponderare meglio le possibili alternative. 

Un altro argomento scottante riguardava il fabbisogno di farmaci. Secondo le stime disponibili, l'industria nazionale sarebbe stata in grado di coprirne circa l'80%, mentre l'esercito stesso avrebbe potuto produrre e distribuire una certa quantità di farmaci di largo consumo per un periodo di circa 10 mesi. E in effetti una settimana prima del referendum era stata proprio l'ex deputata di "Greci Indipendenti", Stavrula Xulidu, ad accennare al possibile contributo dell'esercito in questo senso. Quanto al restante 20%, sarebbe stato coperto dal Brasile e dall'Argentina. 

Per quanto riguarda le riserve alimentari, si era giunti alla conclusione che la produzione nazionale copre al 100% il fabbisogno di prodotti ittici, di carne avicola e di carne ovina, e al 70% di carne suina. Al contrario, la carne bovina greca copre soltanto il 10% del fabbisogno, e ci sarebbe potuta essere penuria anche di farina e di legumi. Ma con una migliore organizzazione della filiera agricola questo scoglio si sarebbe potuto superare nel giro di qualche mese. Bisogna aggiungere peraltro che in quel periodo, a mano a mano che l'attivazione del "Piano B" appariva una probabilità sempre più concreta, in seno al governo non mancavano coloro che manifestavano un certo scetticismo e che esprimevano il timore di disordini generalizzati. 
Ma tornando al famigerato "Piano B", è noto che un contributo fondamentale alla sua elaborazione è stato dato dall'ex ministro delle Finanze Yanis Varoufakis, il quale, con l'aiuto di un gruppo ristretto di collaboratori, valutava la possibilità di attivare un sistema bancario parallelo in caso di uscita del Paese dall'Eurozona. Ed era stato proprio Varoufakis a parlare per la prima volta, davanti al Consiglio dei ministri, di un "Piano B" riguardante la doppia circolazione monetaria. Tale progetto si basava a sua volta su uno studio del Levy Institute che aveva suscitato le vive reazioni dello stesso Dragasakis e di Giorgos Stathakis, il ministro dell'Economia. 

La proposta del Levy Institute riguardava la creazione di un sistema credito-finanziario parallelo con la contestuale emissione di buoni del Tesoro a tasso zero che la funzione pubblica avrebbe potuto utilizzare alla stregua di una moneta parallela nei suoi rapporti con il settore privato. Per evitare il pericolo di eventuali speculazioni, coloro che erano in possesso di euro avrebbero potuto scambiarli con questo tipo di buoni, ma non il contrario. Un altro parametro del "Piano B", che è divenuto oggetto di scherno pubblico persino da parte di esponenti del governo, riguarda la famigerata "invasione della Zecca di Stato" progettata dalla corrente "Piattaforma di Sinistra" capeggiata da Panagiotis Lafazanis allo scopo di immettere in circolazione le riserve in euro ivi presenti. 


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