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DALLA GRECIA/ I retroscena sul "piano B" di Tsipras-Varoufakis

A maggio il Governo greco stava studiando le ricadute di un'eventuale rottura delle trattative con i partner europei. Ed emergono interessanti retroscena. Ce ne parla SERGIO COGGIOLA 

Alexis Tsipras (Infophoto) Alexis Tsipras (Infophoto)

Verso la metà dello scorso maggio, nell'ufficio del vicepremier Yannis Dragasakis, veniva convocata una riunione segreta alla presenza di numerosi ministri. All'ordine del giorno c'era la disamina delle ricadute sul Paese di un'eventuale rottura delle trattative tra la Grecia e i partner europei, che avrebbe significato l'interruzione immediata di qualsiasi forma di finanziamento e, con ogni probabilità, l'obbligo di uscita dall'eurozona. Il governo vedeva esaurirsi le riserve nazionali e si accingeva a presentare al Fmi la richiesta di rinvio alla fine del mese di tutti i pagamenti di giugno. 

Nello stesso momento i vertici di Syriza erano in fibrillazione. Nel corso della riunione presieduta da Dragasakis si sarebbe cercato appunto di valutare l'autosufficienza del Paese dal punto di vista energetico, alimentare e farmaceutico, e l'eventuale presenza di forme alternative di finanziamento economico. Il governo di Atene, infatti, secondo quanto dichiarato dallo stesso Alexis Tsipras, si era rivolto alla Russia, alla Cina e all'Iran per sondare il terreno. 

La maggior parte delle informazioni disponibili peraltro riguarda i contatti avvenuti con Mosca. Atene aveva proposto alla Russia di ottenere 5 miliardi di euro come anticipo sull'investimento e sui profitti futuri derivanti dal prolungamento in territorio greco del gasdotto "Turkish Stream". I fondi in questione non sono mai arrivati in quanto da un lato la prospettiva di realizzazione del gasdotto restava incerta, mentre dall'altro, secondo le informazioni disponibili, Mosca aveva fatto capire chiaramente che la Russia non era disposta a compromettere ulteriormente le relazioni con l'Ue aiutando la Grecia. 

L'approccio con la Cina, invece, riguardava la possibilità che Pechino acquistasse una parte del debito. I primi contatti erano avvenuti sin dal mese di marzo e Atene ambiva a collegare l'ulteriore dismissione del porto del Pireo e una serie di altri investimenti proposti dalla controparte cinese, con l'acquisto di debito pari a 7 miliardi di euro. Ma anche in questo caso le trattative si sono risolte in un nulla di fatto.

Minor pubblicità hanno avuto i contatti con l'Iran. L'approccio di Atene aveva un duplice obiettivo: il primo era la fornitura di energia a un prezzo di favore e con ampie dilazioni di pagamento, il secondo era ottenere un prestito di circa 5 miliardi di euro. Va da sé che l'eventuale fornitura di petrolio da parte dell'Iran avrebbe dovuto scavalcare l'embargo imposto dall'Ue, e in quanto tale si sarebbe posta in rotta di collisione con Bruxelles. Stando alle informazioni disponibili, l'approccio con Teheran non si sarebbe limitato a contatti generici, ma sarebbe addirittura giunto alla stesura di una bozza di accordo tra le due parti. Tuttavia, alcuni collaboratori di Tsipras avrebbero insistito che l'accordo si doveva basare sul diritto europeo e non nazionale, cosicché anche questo tentativo si è concluso con un nulla di fatto.