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Esteri

RISIKO/ Turchia, la triplice scommessa del nuovo "Impero ottomano"

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Come se non bastasse gioca una pericolosissima doppia partita con la Russia, mettendo sul piatto il mega-progetto del Turkish Stream, destinato a esportare il gas in Turchia e verso i mercati europei e poi, infastidito da bombardamenti russi troppo vicino al confine turco, le fa ingoiare il boccone più amaro, abbattendo, con dinamiche a dire il vero ancora poco chiare, il Sukhoi dell'aviazione di Mosca. Insomma per dirla con le parole dei due leader, se da un lato Erdogan ha "pugnalato alla schiena" Putin, quest'ultimo "ha giocato col fuoco". 

A questo punto viene spontaneo chiedersi: dove arriverà Erdogan o, meglio, fin dove gli sarà concesso di tracciare il proprio disegno egemonico? La risposta non va tanto cercata nelle ambizioni del leader maximo che, è evidente, sono oramai irrefrenabilmente proiettate verso aspirazioni di  leadership del mondo musulmano del Levante, ma nel ruolo di contenimento dei possibili interlocutori internazionali e regionali. 

Se è vero che la Russia non reagirà militarmente contro la Turchia, è altrettanto vero che ha a disposizione tutta una serie di strumenti indiretti, oltre all'embargo da poco annunciato, che potrebbero risultare molto indigesti per Ankara. In primo luogo Putin potrebbe far leva sulle forniture di gas, visto che il paese importa il 57% del proprio gas dalla Russia che rappresenta così il primo fornitore della Turchia (mentre il secondo è l'Iran, da cui importa il 20% di gas e con cui i rapporti non sono certo rosei). Questo non sarebbe certo un deterrente per il disegno di Erdogan, ma sicuramente potrebbe costituire quantomeno un freno. Non va dimenticato, poi, il ruolo degli altri attori invischiati nel risiko siriano, molti dei quali fin qui sempre piuttosto condiscendenti con il sultano. Se è vero che la Turchia, decidendo di entrare nella mischia siriana accanto alla coalizione spera di controllare direttamente la crescita del potere curdo, visto che la scommessa sull'Isis in chiave di contenimento dei curdi non è riuscita, è plausibile credere che qualora alcuni dei player della coalizione, che a vario titolo operano in territorio siriano, iniziassero ad armare seriamente i curdi dell'Ypg, considerati da Ankara una minaccia tanto quanto il Pkk, ad Erdogan potrebbe correre quanto meno almeno un brivido sulla schiena.

Ma quest'ultima ipotesi difficilmente potrebbe realizzarsi visto che, alla fine dei conti, la Turchia è un alleato comodo per molti. Lo è per gli Stati Uniti per i quali è un "riconquistato" alleato strategico di primo piano che, peraltro, ospita importanti basi militari americane; lo è per l'Europa per cui rappresenta un importante (seppur costoso) bacino di contenimento per i profughi e, infine, lo è per le monarchie sunnite del Golfo, che trovano in Erdogan un importante alleato per la politica di contenimento della mezzaluna sciita nell'area. Da questo punto di vista, per lo meno al momento, sembra che il sultano abbia dunque la strada (abbastanza) libera per la costruzione del proprio disegno egemonico nel Medio Oriente. 

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COMMENTI
30/11/2015 - articolo (ciro pica)

vien da domandarsi, a che pro vuole incoronarsi califfo? chi ha orecchi per intendere, intenda.