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Esteri

RISIKO/ Turchia, la triplice scommessa del nuovo "Impero ottomano"

E' ormai evidente che Erdogan, uomo forte di Ankara, aspira a fare della Turchia lo stato leader del nuovo medio oriente. Ma chi lo critica in occidente ha bisogno di lui. MICHELA MERCURI

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L'abbattimento del jet russo da parte del governo di Ankara non solo ha fatto tenere il fiato sospeso alle principali cancellerie mondiali — per lo meno per alcune ore — ma ha soprattutto rivelato, senza mezzi termini, la politica di potenza dell'uomo indiscusso della Turchia contemporanea, il sultano Recep Tayyip Erdogan.

Parlare di Turchia vuole dire in primo luogo, infatti, parlare del leader che da più di 13 anni ne tiene fermamente le redini e delle mille contraddizioni di un uomo politico e della sua deriva autoritaria che nel giro di un decennio ha fatto sì che la Turchia passasse dal ruolo di "fianco sud della Nato" a quello di vera e propria scheggia impazzita del Medio Oriente. Una scheggia impazzita, però, che per la sua posizione geopolitica e per il ruolo "pivotale" che ricopre per lo scacchiere mediorientale è assurta al ruolo di "attore indispensabile" non solo per gli equilibri regionali ma, in più ampia prospettiva, per quelli internazionali e che, oggi più che mai, sembra ancora destinata a dettare le regole.

La deriva autoritaria di Ankara vede il suo momento di svolta nel 2013, anno delle rivolte di Gezi Park quando l'ira del sultano si scagliò, per molti inaspettatamente, contro i çapulcu, "vandali", così chiamava Erdogan i giovani manifestanti di piazza Taksim, e che ha rivelato al mondo il vero volto di un paese ben lontano dall'immagine dell'eccezione felice nel fallimentare prisma comparativo delle rivolte arabe, ostentata per più di 10 anni dal presidente e dal suo entourage. Da allora, questo leader dall'ego smisurato ha virato sempre più verso la deriva di una dittatura islamica, fatta di arresti di massa di giornalisti e intellettuali, costanti violazioni delle più elementari regole democratiche, limitazioni arbitrarie alla libertà di stampa. Ecco svelato il "volto nuovo di Ankara". E' così il premier, che si era sforzato di convincere tutti che il suo "modello turco" potesse essere l'unico riferimento possibile per un mondo arabo in fiamme — perché capace di unire il rispetto delle prassi democratiche con i principi dell'islam e di dialogare con i vicini regionali attraverso la realpolitik della profondità strategica, tenendo al contempo aperta la porta europea — diventa il protagonista di una politica interna sempre più muscolare e di una politica estera "isterica" fatta di relazioni internazionali tese, altalenanti e a dir poco ambigue con molti degli attori internazionali.

Oggi, dopo la vittoria delle elezioni del primo novembre, l'uomo forte di Ankara, che si considera l'unico vero leader del mondo musulmano nel Levante, può finalmente tentare di realizzare il suo sogno "neo-ottomano" e gli effetti sono evidenti sia sul piano interno, sia su quello regionale e internazionale. 


COMMENTI
30/11/2015 - articolo (ciro pica)

vien da domandarsi, a che pro vuole incoronarsi califfo? chi ha orecchi per intendere, intenda.