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SIRIA/ Waqqaf: Assad, Isis e ribelli, ecco il vero gioco di Putin. E l'aereo...

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Vladimir Putin (Infophoto)  Vladimir Putin (Infophoto)

Putin vuole mostrare ai ribelli che il governo di Assad non sembra destinato a cadere in breve tempo. In questo modo la Russia spera che, a differenza dei gruppi legati ad Al Qaeda, l’Esercito Siriano Libero si renda conto che la sua campagna militare non è destinata ad avere successo nonostante il sostegno di Arabia Saudita e Stati Uniti. Vuole dunque convincere lo stesso Esercito Siriano Libero a partecipare ai negoziati.

 

Secondo alcuni analisti Putin vuole difendere solo la parte di Siria che più gli interessa, come è avvenuto con la Crimea nel conflitto ucraino, e abbandonare le altre province al loro destino. E’ così?

No. L’obiettivo dell’intervento di Mosca è tenere i terroristi il più lontano possibile della Russia. Creando una sorta di piccola Crimea in Siria, il resto dei territori resterebbe un campo libero per i terroristi e quindi non allontanerebbe il rischio dalla Russia. Putin vuole eliminare completamente la minaccia terroristica proveniente da Siria e Iraq. Mosca guarda quindi al quadro d’insieme, e non pensa soltanto a difendere le sue basi navali.

 

Per venire all’aereo caduto nel Sinai, secondo lei è stato abbattuto da una bomba?

La possibilità di un’azione terroristica è stata presa in considerazione fin dalle prime ore dopo il disastro. L’ipotesi è che qualcuno abbia inserito di nascosto una bomba sotto l’aereo. Quando è diventato evidente che l’aereo si è spezzato non dopo lo schianto a terra, bensì ancora nel cielo, e che una parte dell’aereo stesso stava bruciando, la pista della bomba è diventata più ovvia. Tanto è vero che tutti, Russia inclusa, hanno preso delle misure di sicurezza.

 

Lei come legge quanto è avvenuto?

La domanda che dobbiamo porci è perché dopo 15 mesi di bombardamenti contro l’Isis da parte di Usa, Arabia Saudita, Turchia, Australia, Francia, Emirati Arabi, Canada e Regno Unito, il Califfato non abbia cercato di fare esplodere un solo aereo dei Paesi che appartengono alla coalizione. Ma non appena la Russia ha iniziato i suoi bombardamenti, subito l’Isis ha deciso di attuare una ritorsione.

 

E secondo lei perché?

Questo ci dice qualcosa su chi c’è dietro il califfato, consentendogli di crescere: significa infatti che gli alleati della coalizione hanno una qualche influenza all’interno dell’Isis. Mentre soltanto i russi non sono i benvenuti in Siria.

 

(Pietro Vernizzi)



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