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DALLA GRECIA/ Gli elettori di Syriza pronti alla "protesta"

La situazione greca resta sempre difficile, anche perché il Governo sembra dover prendere nuove decisioni impopolari. Già pronte le proteste, spiega SERGIO COGGIOLA

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Nonostante la passerella ateniese di nomi "pesanti" - Hollande, Moscovici e Schultz - e le promesse ricevute, nonostante il Parlamento abbia votato - di corsa - le altre misure richieste dall'Europa, ad Atene l'atmosfera è elettrica. L'ultima scossa è arrivata venerdì pomeriggio da Bruxelles: l'EuroWorkingGroup in cui si doveva parlare della situazione ellenica è stato rimandato. Troppi ancora i capitoli di incertezza. L'Ewg avrebbe dovuto esaminare gli aspetti "tecnici" per preparare l'Eurogruppo (si riunirà lunedì prossimo), il quale avrebbe dovuto dare il via libera all'arrivo di 2 miliardi verso le casse ateniesi. 

I punti di discussione sono: la gestione dei crediti in rosso (Npl) che ammontano a circa il 43% dei crediti concessi dalle banche (dai 30-40 miliardi di cinque anni da agli attuali 107); la tassazione al 23% per le iscrizioni nelle scuole private (il governo si sta attivando, senza successo, per trovare i 300 milioni da altre fonti); infine la soglia oltre la quale si può pignorare la casa. E ancora non si hanno notizie certe sui 10 miliardi che l'Esm dovrebbe erogare ad Atene per la ricapitalizzazione delle banche. Gli altri 4,4 miliardi verranno coperti dagli azionisti. 

In questo clima di incertezza sul futuro del sistema bancario, la scorsa settimana, il vice primo ministro, Yannis Dragasakis, ha affermato, in Parlamento, che si dovrebbero fondare nuove banche a base cooperativa che non siano sotto il controllo della Bce. Ottima idea, ma chi ha i fondi per nuovi e "indipendenti" istituti di credito? Neanche i numeri dicono che ci sono segni di miglioramento della situazione economica. La Grecia rimarrà in recessione fino alla fine del prossimo anno. Il Prodotto interno lordo del Paese diminuirà dell'1,3% dopo un calo dell'1,4% previsto per quest'anno. Nel 2017 dovrebbe segnare un rimbalzo del 2,7%. Queste le stime della Commissione europea per la Grecia nelle previsioni economiche d'autunno. Il rapporto fra debito pubblico e Pil salirà dal 194,8% del 2015 al 199,7% nel 2016, per poi scendere al 195,6% nel 2017. 

Le misure di controllo dei capitali imposte prima dell'estate nel Paese mentre era in corso il braccio di ferro con i creditori internazionali "avranno un effetto duraturo sull'economia", ma l'attuazione del programma del fondo salva-Stati Esm "permetterà un rimbalzo della fiducia e degli investimenti, con un impatto positivo sulla crescita e sul deficit pubblico", che dovrebbe scendere sotto il 3% del Pil nel 2017. In ogni caso, si sottolinea dalla Commissione, "la mancanza di un'adeguata ricapitalizzazione del settore bancario entro i tempi previsti e della piena attuazione del programma di riforme minerà le prospettive di crescita".

A queste notizie "indigeste" per il governo, che per il momento non ha altro lavoro da svolgere se non quello di spulciare i cataloghi delle voci su cui imporre nuove tasse, si aggiunge anche l'invito a prendere ulteriori misure per circa 2 miliardi allo scopo di raggiungere l'obiettivo dell'avanzo positivo dell'1,75% nel 2017. Che cosa significa? Che il governo deve trovare e poi votare altre misure entro la fine dell'anno. Sarà molto difficile che i nuovi tagli e i nuovi aggravi fiscali non creino turbolenza nella società, sempre più a secco di contanti. 


COMMENTI
08/11/2015 - Grecia (delfini paolo)

Syriza era nato come partito che doveva difendere i Greci, soprattutto quelli meno abbienti e più in balìa delle devastanti politiche imposte ai governi precedenti dalla troika,Tragicamente sono riusciti a fare ancora peggio dei governi precedenti, come dei veri e propri segugi della troika. Tanti Greci purtroppo hanno abboccato !