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RISIKO/ Chi alza la "temperatura" del Mar Cinese?

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Xi Jinping con Barack Obama (Infophoto)  Xi Jinping con Barack Obama (Infophoto)

La visita negli Stati Uniti a fine settembre del presidente cinese Xi Jinping sembrava aver segnato un passo avanti nelle relazioni tra i due Paesi, di fatto le due superpotenze che tendono a dividersi il mondo in sfere di influenza. I media vicini al governo cinese hanno dato ampia risonanza agli accordi per combattere la pirateria informatica e alle intese per una politica comune sull'ambiente in vista della prossima conferenza di Parigi sul clima. In effetti, si tratta di due ambiti in cui la Cina ha giocato finora un ruolo non proprio esemplare.

Più cauti i commenti da parte americana che, senza negare le convergenze raggiunte o l'importanza di alcuni accordi economici, hanno messo in evidenza le divergenze tuttora esistenti su temi quali i diritti umani e le rivendicazioni territoriali cinesi nel Mar Cinese Meridionale.

Proprio in questa area si è arrivati a un confronto diretto un mese dopo la visita di Xi, quando il cacciatorpediniere americano Lassen si è avvicinato a due isole artificiali costruite recentemente dai cinesi nell'arcipelago delle Spratly. Il cacciatorpediniere, senza alcun preavviso alle autorità cinesi, ha superato il limite delle 12 miglia marine dalle isole, entrando in quelle che la Cina considera sue acque territoriali. Con questa azione, gli Usa hanno voluto invece ribadire che quelle acque devono considerarsi internazionali e quindi libere alla navigazione di ogni nave.

Le reazioni cinesi sono state dure, l'ambasciatore americano è stato convocato per una protesta ufficiale e il governo cinese ha dichiarato che difenderà con risolutezza la propria sovranità, compresa quella sulle isole contese.

Molti commentatori giudicano questa evoluzione foriera di venti di guerra e, in effetti, diversi sono i punti in cui si può rischiare una collisione. La Cina ha sempre negato di voler interferire nei diritti di libera navigazione, ma la sua espansione nell'area con le isole artificiali le permettono di controllare la notevole parte di traffico marittimo mondiale che transita nella zona. Il possibile uso militare delle nuove installazioni aggrava ulteriormente uno scenario già pericoloso per l'intreccio di rivendicazioni territoriali tra Cina e vari altri Stati della regione. Senza contare le imprevedibili conseguenze di incidenti provocati da "incontri ravvicinati" di forze o mezzi militari non concordati.

Per il momento la guerra sembra limitata alla sola diplomazia e le mosse di Cina e Usa sembrano dirette a rendere chiare le proprie posizioni: per la Cina, la riconferma di quelli che considera i suoi diritti storici sulle isole; per gli Stati Uniti, la  riaffermazione del diritto alla libera navigazione e della sua decisione a proteggerlo con la propria marina militare. Non sembra peraltro conveniente per nessuna delle parti spingere le cose al punto di non ritorno. 


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