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ISIS E ARMI NUCLEARI/ Micalessin: in troppi non hanno capito la "vera" minaccia di Putin

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Vladimir Putin (Infophoto)  Vladimir Putin (Infophoto)

L’idea chiara da parte dell’Italia è innanzitutto capire chi sono i nostri alleati in Libia per individuare chi potrà combattere la guerra contro l’Isis. Si era iniziato a farlo, poi questo processo si è interrotto perché si è dato credito al disegno dell’inviato Onu, Bernardino Leon. Oggi per l’Italia la priorità è la ricerca di alleati sul terreno, cioè di fazioni e tribù libiche che siano pronte a schierarsi con noi.

 

L’Italia deve appoggiarsi a una parte o spingere tutte quante a negoziare?

E’ chiaro che se le due parti in causa fossero neutrali, il discorso sarebbe molto più semplice. Il problema è che non è affatto così. Il governo di Tripoli risponde ai dettami di Turchia e Qatar, quindi sostanzialmente di Paesi che appoggiano l’islam estremista. Il governo di Tobruk risponde invece agli interessi dell’Egitto. Noi dobbiamo sfruttare la nostra esperienza e il nostro ruolo in Libia per cercare di creare una posizione autonoma, che sia indipendente dagli interessi degli altri Paesi. Ma senza essere presenti non riusciremo mai a farlo.

 

L’Egitto può essere un buon alleato in Libia?

Con l’Egitto era stata sviluppata un’intesa, ma poi l’Italia si è chiamata fuori a metà partita. II Cairo a quel punto è andato avanti sulla sua strada curando soprattutto i suoi interessi. Al-Sisi resta comunque l’alleato che dà più garanzie, perché è sicuramente contrario all’Isis. Mentre dall’altra parte abbiamo una coalizione islamista succube delle politiche di Turchia e Qatar, e al cui interno sono presenti ex membri di Al Qaeda che hanno combattuto in Libia contro Gheddafi.

 

(Pietro Vernizzi)



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