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ISIS E ARMI NUCLEARI/ Micalessin: in troppi non hanno capito la "vera" minaccia di Putin

Pubblicazione:giovedì 10 dicembre 2015

Vladimir Putin (Infophoto) Vladimir Putin (Infophoto)

“L’Isis è presente non solo in Siria e Iraq, ma anche in Sinai, Libia, intero Nord Africa e Nigeria. Per battere il califfato sarà necessaria una lunga guerra su un arco composto da diversi fronti. E’ indispensabile che anche l’Italia faccia la sua parte”. E’ il commento di Gian Micalessin, inviato di guerra de Il Giornale, dopo che nei giorni scorsi la Russia ha intensificato i bombardamenti su Raqqa, capitale del califfato. Il presidente russo, Vladimir Putin, ha alzato i toni: “I missili Kalibr e i razzi da crociera A-101 possono essere armati sia con testate convenzionali sia con testate speciali, cioè quelle nucleari. Certamente nulla di questo è necessario nella lotta ai terroristi, e spero che non sarà mai necessario”.

 

L’intervento russo risponde a una propaganda per motivi interni o sta producendo risultati sul terreno?

Sicuramente l’intervento russo sta producendo risultati concreti sul terreno, anche perché l’intensità dei bombardamenti non ha precedenti rispetto a quelli che erano stati messi in atto dalla coalizione. Putin ha rotto l’assedio in cui si trovavano Damasco e Aleppo. Mentre è di mercoledì la notizia del ritiro dei ribelli dall’ultimo quartiere di Homs. Non dimentichiamoci che nelle settimane scorse si era parlato anche di un’offensiva verso Palmira.

 

Come vanno intanto le cose sul fronte “politico”?

I bombardamenti russi hanno incoraggiato gli americani ad agire con altrettanta determinazione, ma soprattutto hanno cambiato la “cornice” del conflitto. A Vienna si sta cercando una soluzione politica e diplomatica: non si dice più soltanto che l’unica soluzione per il dopo conflitto in Siria è l’addio di Bashar Assad, ma si cerca una soluzione mediata con la partecipazione dell’Iran, dell’Arabia Saudita e dello stesso regime siriano. Siamo davvero di fronte a una svolta.

 

Perché Putin minaccia il ricorso alle armi nucleari?

Non ho dubbi sul fatto che non ci sarà bisogno di usare le armi nucleari. Anzi la loro evocazione serve a fare capire che se Putin si ritirasse dalla Siria ci sarebbe il rischio di un conflitto atomico. Se l’Iran intervenisse per salvare Assad si troverebbe di fatto ai confini israeliani. A quel punto sì che ci sarebbe il rischio di una guerra nucleare.

 

Quanto è forte ancora l’Isis?

L’Isis è ancora forte. Prima di entrare seriamente in gioco al fianco di Putin, l’Occidente ha atteso oltre un anno e mezzo dopo la dichiarazione del califfato e tre anni dopo che l’Isis ha iniziato a operare in Siria nel 2012. Nel frattempo lo stato islamico si è armato, si è arricchito e ha attirato volontari da tutto il mondo. Si è così esteso su un raggio d’azione che oggi non permette di sconfiggerlo operando solo in Iraq e Siria. L’Isis è presente in Libia, Sinai, l’intero Nord Africa e la stessa Nigeria con Boko Haram. Sarà quindi necessaria una guerra lunga e su un arco composto da diversi fronti.

 

A proposito di Libia, qual è la strategia di Renzi?

Non lo sa ancora nessuno. Renzi ci racconta spesso che per fare una guerra c’è bisogno di un disegno politico: l’Italia dovrebbe esserne la protagonista. La settimana prossima a Roma si terrà una conferenza sulla Libia. Speriamo che l’Italia si presenti con un’idea chiara su che cosa fare e che non sia ancora una volta il disegno di qualcun altro come Francia e Regno Unito. Se prima di fare una guerra all’Isis in Libia serve un disegno politico, l’Italia è la prima a doverlo fare perché i nostri interessi nazionali sono quelli più a rischio.

 

Quale dovrebbe essere questo disegno per la Libia?


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