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MERKEL PERSONA DELL'ANNO?/ Se il secondo classificato è il califfo…

Pubblicazione:giovedì 10 dicembre 2015

Angela Merkel (Infophoto) Angela Merkel (Infophoto)

Il settimanale americano Time ha scelto come "Persona dell'Anno" per il 2015 Frau Angela Merkel, cancelliere della Repubblica federale tedesca, meglio, "cancelliere del mondo libero", secondo la rivista newyorkese.

La nomina non indica necessariamente un apprezzamento, perché viene scelta la persona che si ritiene abbia avuto in quell'anno la maggiore influenza nel mondo: "nel meglio o nel peggio". Angela Merkel ricade nel "meglio", come evidenziano il già citato titolo attribuitole e un articolo, a firma Nancy Gibbs, dai toni decisamente agiografici.

Il tema di fondo è la sua nascita e giovinezza nella Germania dell'Est sotto il regime comunista, la sua difficile esistenza in un regime oppressivo, il suo essere sostanzialmente "una profuga". Per questo si è dimostrata così aperta al problema dei profughi siriani: il suo "Wir schaffen das", cioè "lo possiamo fare", sembra quasi il famoso "Ich bin ein Berliner" di Kennedy a Berlino nel 1963. Alla Merkel viene anche attribuita la soluzione della crisi greca, l'opposizione a Putin per l'Ucraina e viene lodata per la decisione di mandare truppe contro l'Isis. Insomma, eletta a Persona dell'Anno senza se e senza ma.

Per la verità, in un altro articolo a firma Karl Vick, si cita la sua ormai famosa reazione alla richiesta di asilo di una quattordicenne palestinese: "Se diciamo potete venire tutti, semplicemente non riusciamo a gestire la cosa". L'articolista si affretta però a segnalare la profonda commozione della Merkel di fronte alla reazione della bambina, e la figura del "cattivo" viene subito rifilata al premier ungherese Viktor Orban e alla sua chiusura della frontiera. Anche l'aver ottenuto 3 miliardi di euro dall'Ue, cioè a carico anche di tutti gli altri Stati, da dare a Erdogan per fermare il flusso di profughi diventa il gesto di un grande politico e non una resa di fronte alla chiusura di altre frontiere, e non della sola "fascista" Ungheria, e al montare delle critiche all'interno della Germania. E chissà perché il flusso dei profughi in Italia era, invece, solo un affare nazionale e dall'Ue avevamo solo rimbrotti. In ombra completa la questione della mano d'opera qualificata per l'economia tedesca, parte fondamentale della scelta della cancelliera anche secondo i commentatori tedeschi.

Sulla Grecia, si loda, sia pure con qualche riserva, il severo rigore dimostrato dalla Merkel verso le cicale greche, ma non vi è traccia del salvataggio dei bilanci delle banche tedesche a spese di altri Stati, come l'Italia, che avevano solo esposizioni marginali verso il sistema bancario greco.

Ci si può chiedere perché questa scelta, o meglio, questa enfasi; in fondo, i rapporti tra Usa e Germania non sono poi così distesi. Forse la risposta sta nel terzo "successo" attribuito alla Merkel, la resistenza all'espansionismo di Putin in Ucraina, e la sua vita nella Germania comunista viene quasi immediatamente traslata in una "ontologica" opposizione al (post) comunista Putin. 


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