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DALLA RUSSIA/ Dietro il mito di Putin, un paese vittima della menzogna di Stato

Vladimir Putin (Infophoto) Vladimir Putin (Infophoto)

In forza della loro lunga esperienza affermano senza complessi che l'unipolarismo di Obama e il doppiogioco di Erdogan non possono assolutamente far chiudere gli occhi di fronte al cinismo politico di Putin. E nell'abbattimento del caccia russo vedono una provocazione costruita dai russi, e accettata dai turchi. Cecenia, Dagestan, Crimea, Donbass, Siria, ora la Turchia, è lungo l'elenco dei paesi coi quali la Russia ha avuto dispute territoriali e militari… e dove i ragazzi russi sono stati mandati a morire. 

Il simbolo psicologico e visivo di questo clima è il grande ritorno di Stalin, sdoganato negli anni a piccoli passi, da quando si è incominciato a descriverlo nei libri di scuola – ben prima dei fatti d'Ucraina – come un grande manager; oggi è addirittura assurto a campione della grandezza russa, atroce ironia, visto che è stato il più grande assassino di russi.

In questi giorni, mentre in Occidente ci presentano l'immagine forte e rassicurante del presidente che difende i valori cristiani per tutti, e molti cristiani occidentali guardano a Putin con stima e speranza, assistiamo a un altro dramma epocale che ha luogo nella Russia putiniana: la Chiesa ortodossa russa sta vivendo uno dei suoi momenti peggiori e, allettata dalla tentazione della forza, è arrivata, quasi dimenticando i suoi martiri, ad esaltare l'Unione Sovietica staliniana perché era grande, pur con le nefandezze di Stalin. E accecata da ricostruzioni della storia di questo tipo (la cui ultima manifestazione è la recente mostra organizzata al Maneggio), accecata dal mito delle grandi conquiste dello Stato forte staliniano, qualche autorità ortodossa è arrivata a invocare la mano dura dello Stato "là dove i cittadini non sanno autolimitarsi". Da lontano, e ignorando cosa possa evocare nel cuore di un russo questo culto dello Stato forte, si può avere l'illusione dell'unità, da vicino si avverte quello che ha cementato in passato quest'unità: il sospetto, il rancore, la paura e, su tutto, la menzogna. Ma il discorso non si chiude qui; non si può dimenticare che in tempi ben più difficili c'è stato chi in questo paese ha saputo "vivere senza menzogna".

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