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Esteri

DALLA RUSSIA/ Dietro il mito di Putin, un paese vittima della menzogna di Stato

Dietro le prove di forza della Russia in Medio oriente, la società russa mostra le crepe di uno sgretolamento drammatico della convivenza civile. Commento di NINA SEMIZ

Vladimir Putin (Infophoto)Vladimir Putin (Infophoto)

La cronaca politica russa, in questa giorni, non è fatta solo degli incidenti internazionali che leggiamo sui giornali: i bombardamenti in Siria, l'abbattimento del caccia russo, la rottura dei rapporti con la Turchia, le nuove sanzioni contro Ankara, l'ira per il Montenegro; ma si fa sempre più densa e cupa per altri fattori sul fronte interno, che producono una grave tensione e una depressione che si può ben definire devastante; qualcuno parla di "clima surreale" nel paese, con i media che ormai si muovono in una dimensione lontana dalla realtà; altri parlano di "lobotomia di massa" per cercare di esprimere il senso a un tempo di angoscia e di fastidio per la facilità con cui il paese è scivolato in una specie di follia collettiva, fatta di neostalinismo e apatia.

Ma di sicuro il quadro visto da Est o da Ovest appare differente. Dall'esterno, grazie a una propaganda ben fatta e invasiva, e in base ai sondaggi ufficiali, la Russia appare un paese compatto attorno a Putin, che affronta con fermezza la crisi economica. Da vicino, invece, la realtà mostra le crepe di uno sgretolamento drammatico della convivenza civile, i cui diversi elementi, di carattere culturale, politico, sociale e religioso, formano tutti insieme il quadro della cosiddetta "epoca putiniana".

Inizialmente, la dote principale dell'amministrazione di Putin era stata quella di aver assicurato la "stabilità" in tutti i campi a un paese sconquassato dai cambiamenti epocali degli anni 90. Ma dietro a questa stabilità si celava un problema culturale irrisolto, la crisi d'identità di un impero che non sapeva più cosa essere e, ancora, si celava la mancanza di valori positivi e di una prospettiva verso cui dirigersi. In questi quindici anni si è via via definita la risposta putiniana al problema identitario e culturale: un patriottismo esasperato che piega a sé anche la fede ortodossa, e convoglia tutte le energie morali del paese contro un nemico esterno minaccioso, usando indifferentemente di tutto, dallo zarismo allo stalinismo, per alimentare il mito della grandezza russa; nel frattempo si sono accumulati problemi sociali ed economici a cui il governo non ha ritenuto di dover dare risposta.

Mentre l'azione politica si concentrava sulla creazione della "verticale del potere" centralizzata, sono state eliminate tutte le forme di democrazia di base (come l'elezione diretta dei governatori e l'autonomia delle amministrazioni locali) ed è stato aumentato il controllo ideologico in ambito culturale (con il testo unico di storia per le scuole, o la chiusura di tutti i media indipendenti). La libertà di stampa è una delle perdite più gravi: in queste ore, ad esempio, alcune centinaia di migliaia di camionisti russi stanno bloccando il paese per protestare contro l'introduzione del nuovo sistema di pedaggio telematico, ma i media statali tacciono e quindi, ufficialmente, il problema non esiste.