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ISIS/ Eid: nello stato islamico i cristiani stanno lottando contro le conversioni forzate

Pubblicazione:giovedì 17 dicembre 2015 - Ultimo aggiornamento:venerdì 18 dicembre 2015, 17.55

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Alcune donne una volta liberate hanno raccontato che ogni giorno era chiesto loro di convertirsi all’islam, ma che non sono state minacciate di morte. Sono state inoltre sottratte loro le croci e l’oro che avevano indosso, inclusi anelli, collane e braccialetti. La notte di Pasqua i fedeli, in mancanza di un prete, hanno prima cantato degli inni e poi si sono scambiati a vicenda la comunione sotto la forma di pane imbevuto di acqua, perché mancava il vino.

 

I giornali parlano di massacri e uccisioni. Quanto c’è di vero?

E’ difficile avere delle notizie di prima mano, ma a me non risultano stermini di massa dei cristiani nei territori controllati dall’Isis. Abbiamo avuto casi di detenzione e torture, e qualcuno ha diffuso delle foto di un prete crocifisso. E basta già questo per documentare l’atrocità e la barbarie che caratterizzano l’Isis. Per non parlare delle distruzioni di monasteri e chiese, che nella piana di Ninive non si contano più.

 

Il New York Times di recente si è chiesto: “E’ la fine del cristianesimo in Medio Oriente?”. E’ un rischio reale?

Sì. Qualsiasi espansione territoriale dell’Isis in Siria tocca zone popolate da cristiani. In Siria la località di Sadad prima della guerra accoglieva 10mila cristiani, con almeno 15 chiese, e oggi la cittadina rischia di finire nelle mani dell’Isis. Alcuni villaggi sono continuamente presi dall’Isis e liberati da Assad. Sadad si trova inoltre sulla strada che collega Aleppo a Damasco, ed è il primo di una lunga serie di centri cristiani.

 

(Pietro Vernizzi)



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