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RISIKO/ La politica pericolosa della Nato "riaccende" la guerra fredda

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Vladimir Putin (Infophoto)  Vladimir Putin (Infophoto)

Tre giorni dopo, il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, nel suo messaggio di fine anno ai militari dell'organizzazione ha affermato che "La Nato non cerca il confronto con nessuno, ma che rimane pronta a difendere tutti gli alleati da ogni minaccia". Nel caso specifico della Turchia, dati i rapporti molto tesi con la Russia, è francamente difficile non vedere in quest'ultima la possibile minaccia. Tuttavia, Stoltenberg ha dichiarato alla Reuters che queste misure sono rivolte a prevenire incidenti come quello dell'abbattimento del cacciabombardiere russo da parte dei turchi e non ci sono ragioni per non credergli. La stessa Reuters segnala che anche tra i diplomatici Nato, la Turchia viene definita come troppo aggressiva e dalle dichiarazioni traspare il timore di non riuscire a spingere la Turchia ad agire più attivamente contro l'Isis e al contempo indurla a trovare un accordo con i curdi e a non far precipitare la situazione con la Russia. Si potrebbe perfino sperare che l'obiettivo di fondo dell'iniziativa sia realmente porre sotto controllo le reazioni della Turchia e che vi sia un qualche tacito accordo a tal proposito tra Nato e Russia, che è bene ricordare hanno una istituzione di raccordo tra loro data dal Nato-Russia Council, istituito nel 2002 in sostituzione di un precedente istituto del 1997.

Rimane comunque non irrilevante il pericolo di un incidente che porti ad una disastrosa deflagrazione, pericolo non limitato al Medio Oriente. Nella campagna elettorale statunitense stanno emergendo posizioni che tendono a vedere nella Russia il principale nemico e inevitabile un ritorno alla guerra, fredda ma non solo. Lo stesso Obama sembra essere animato da una palese ostilità verso Mosca, o forse verso il solo Putin, ma lo scenario non cambia. Spesso, nell'atteggiamento degli americani gioca la lontananza del nemico, per esempio verso l'estremismo islamico, nonostante la tragica esperienza dell'11 settembre: il Medio Oriente è alle porte dell'Europa, non degli Usa. Sarà bene che gli americani si ricordino che lo Stretto di Bering, che separa l'Alaska, già russa, dalla Siberia, è largo solo una novantina di chilometri. E che il "generale gelo" è stato sempre un grande alleato dei russi, a partire dai tempi di Napoleone.



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