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RISIKO/ La politica pericolosa della Nato "riaccende" la guerra fredda

L'allargamento della Nato al Montenegro e l'invio di aiuti militari alla Turchia rischiano un ulteriore irrigidimento nei rapporti con la Russia, con gravi possibili conseguenze. CARL LARKY

Vladimir Putin (Infophoto) Vladimir Putin (Infophoto)

Alle ultime decisioni della Nato non è stato dato, tutto sommato, un eccessivo rilievo, malgrado la loro potenziale pericolosità per il costante aumento di tensioni tra Stati Uniti e Russia, cui sembrano rivolti quelli che, per il momento, rimangono solo dei segnali.

L'invito al Montenegro ad entrare nella Nato, fatto all'inizio di dicembre, di per sé non cambia molto, viste le dimensioni del Paese (meno di 700 abitanti su una superficie di poco superiore a quella della Campania) e dato che nella Nato vi sono già altri Stati balcanici, come le confinanti Albania e Croazia. Sul sito della Nato, questo invito è tuttavia definito "un risultato storico, che rafforzerà la sicurezza del Montenegro, i Balcani Occidentali e la Nato". Ci si può chiedere da dove venga l'eventuale minaccia alla sicurezza montenegrina e l'unica possibilità è data dalla Serbia, da cui il Montenegro si è staccato nel 2007 e al cui interno i serbi sono quasi il 30%.

Circa i rapporti serbi con la Nato, occorre ricordare che furono i bombardamenti della Nato, cui partecipò anche il governo D'Alema, nel 1999 a portare alla separazione del Kosovo dalla Serbia. Da un lato fu così frenata la pulizia etnica condotta dal governo serbo di allora, ma dall'altro si creò il problema dei serbi rimasti nel Kosovo indipendente e delle repressioni nei loro confronti. Lo scorso aprile è stato raggiunto un accordo tra i governi di Pristina e Belgrado che prevede una maggiore autonomia per i serbi del Kosovo del nord, ma questi accordi sono fortemente contestati dall'opposizione kosovara, che ha perfino utilizzato ripetuti lanci di lacrimogeni in Parlamento. Anche la prospettiva di un accordo con il Montenegro per la soluzione di controversie sui confini viene boicottata dalle opposizioni.

Tra Serbia e Russia esistono, invece, rapporti storici e anche attualmente sono in corso importanti accordi di collaborazione in vari campi: non stupisce perciò la reazione rabbiosa di Mosca alla dichiarazione Nato. Lo scorso luglio, peraltro, il presidente dell'Europarlamento Martin Schulz, in visita a Belgrado, si augurava di poter aprire negoziati per l'adesione della Serbia all'UE entro la fine di quest'anno. Schulz parlava del ruolo essenziale della Serbia per costruire ponti, con chiaro riferimento ai rapporti tra Unione Europea e Russia.

La mossa della Nato sembra, quindi, sostanzialmente inutile e pericolosa, almeno in questo momento, e non serve certamente all'Europa. Potenzialmente ancor più pericolosa è la dichiarazione della Nato, venerdì scorso, di voler mandare nelle prossime settimane un "pacchetto" di aiuti militari alla Turchia che, secondo la Reuters, comprenderebbe aeroplani dotati di sistemi di sorveglianza a largo raggio (Awacs) e un'aumentata presenza navale, fornita da Germania e Danimarca. Anche la Spagna dovrebbe partecipare, schierando batterie di missili Patriot lungo il confine tra Turchia e Siria, zona dalla quale Germania e Usa hanno recentemente ritirato i loro.