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NATALE AD ALEPPO/ Padre Ibrahim: cosa vuol dire sperare con le bombe sulla testa

"Il rischio attentati ci desta apprensione, ma ci affidiamo al Signore. L’inizio dell’anno santo della Misericordia qui è stato un momento speciale". La testimonianza di IBRAHIM ALSABAGH

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Natale nella paura per i cristiani di Aleppo. La seconda città più grande della Siria è divisa in tre zone controllate rispettivamente dal governo, dai ribelli e dai curdi, mentre la periferia est è caduta in mano all’Isis. Il 25 ottobre scorso i ribelli hanno lanciato una bomba sulla cupola della chiesa proprio al momento della comunione. Per miracolo la cupola ha retto e la bomba è esplosa su una tettoia laterale, facendo comunque decine di feriti. “E’ segno del fatto che chi ha lanciato la bomba conosce le nostre abitudini – racconta padre Ibrahim Alsabagh, parroco della chiesa e frate francescano - . Questo ci desta apprensione, soprattutto in vista del Natale, ma ci affidiamo al Signore. L’inizio dell’anno santo della Misericordia qui è stato un momento speciale, decine e decine di giovani sono venuti a confessarsi affollando la chiesa come aveva raccomandato il Papa”.

Padre Alsabagh, come vivrà il Natale la comunità latina di Aleppo?

La situazione politica e militare qui è molto preoccupante. Ci sono tante parti in causa con i loro obiettivi, e i cristiani si sentono nell’occhio del ciclone. Tante volte ci sono delle speranze ma poi svaniscono presto. Manca un accordo tra le varie potenze straniere che sono intervenute in Siria, e questo comporta il perpetuarsi del processo di morte, distruzione e povertà. Man mano che si va avanti, il peso sulle spalle della gente diventa più pesante e la sofferenza aumenta. Non si vede una via d’uscita e tante famiglie lasciano il Paese.

Che cosa fa la Chiesa di Aleppo per rispondere a questa situazione?

La Chiesa di Aleppo cerca di assistere l’uomo sofferente e ferito, rispondendo ai bisogni primari della gente. In città c’è tanto da fare. Mancano acqua ed elettricità, tanto che è stato necessario montare dei generatori elettrici per la strada. Il lavoro non c’è, nella sanità non si trovano i soldi per le medicine e per le operazioni chirurgiche.

Dove si può ritrovare la speranza in questa situazione drammatica?

Per l’inizio del Giubileo della Misericordia abbiamo aperto la porta santa nella nostra chiesa e incominciato i preparativi per il Natale. Tutti i parrocchiani stanno venendo a confessarsi come aveva chiesto il Papa. Adesso mentre le parlo abbiamo appena finito la celebrazione di fronte a decine e decine di fedeli, molti dei quali giovani che si sono tutti confessati. Per i cristiani di Aleppo l’anno della Misericordia è qualcosa di molto bello e di molto profondo, che nel cuore della gente è vissuto come un nuovo inizio.

Che cosa vi preoccupa di più?

Sappiamo che durante la messa, soprattutto nei giorni di festa, un missile può cadere sulla chiesa in qualsiasi momento. Da parte dei fedeli quindi c’è sempre preoccupazione, perché si teme che si ripeta quanto è accaduto il 25 ottobre scorso.

Ci vuole raccontare che cosa è successo?