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CRISTIANI UCCISI NELLE FILIPPINE/ Il missionario: l'Arabia Saudita paga gli islamisti per farci fuori

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No, la legge non è ancora passata in parlamento perché è veramente ingiusta, in quanto dà tantissimi privilegi ai musulmani. A disturbare l’opinione pubblica è stato in particolare il fatto che, mentre i cristiani muoiono di fame, si è promesso ai musulmani di accedere gratuitamente all’università.

 

Com’è invece la situazione nella parte di Filippine dove si trova lei?

Fino a due anni fa non esisteva un solo musulmano nell’isola di Dolores. Due anni fa è comparsa per la prima volta la scritta “Associazione dei musulmani di Dolores”. Invece da quest’anno è tornato un filippino che era andato a lavorare in Arabia Saudita. Una volta là è diventato musulmano e ora è ritornato con una quantità incredibile di denaro a fondo perduto. Questa persona sta finanziando l’associazione musulmana e al mercato si iniziano a vedere ragazze con il velo che lascia scoperti solo gli occhi.

 

I cristiani si sentono minacciati?

Per ora no. Nell’isola di Dolores la presenza di islamici è minima, finora non ho visto più di 20 persone che si facciano identificare dal vestito come musulmane. Però è solo questione di tempo. Se la persona di cui parlavo prima è tornata con una montagna di soldi a fondo perduto, vuole dire che molto presto faranno una moschea.

 

Le cose nel tempo sono destinate a migliorare?

Quello attuale non è un momento bello, ma dobbiamo renderci conto che le cose andranno sempre peggio. Un concetto fondamentale per il mondo islamico è la Ummah, cioè la comunità dei credenti. Un musulmano che vede un altro musulmano che sbaglia, anche se non condivide le sue azioni non lo condannerà mai apertamente. Dopo gli attentati di Parigi i musulmani italiani sono andati in televisione a condannare i terroristi, ma è necessario capire che tutto ciò è soltanto una farsa. E’ solo un modo di giustificarsi per non essere attaccati da tutti, altrimenti un musulmano non direbbe mai a un altro musulmano che sta sbagliando.

 

(Pietro Vernizzi)

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