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CRISTIANI UCCISI NELLE FILIPPINE/ Il missionario: l'Arabia Saudita paga gli islamisti per farci fuori

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Nove cristiani sono rimasti uccisi nelle Filippine nel corso di attacchi messi in atto da un gruppo di fondamentalisti islamici, i Combattenti per la Libertà del Bangsamoro Islamico. Gli attentati sono avvenuti nella regione meridionale di Mindanao, e hanno preso di mira alcuni contadini che raccoglievano il riso e una cappella colpita con una granata. Gli estremisti hanno affermato in un video su Youtube di avere legami con l’Isis. Ne abbiamo parlato con Padre Amelio Troietto, sacerdote camilliano, chirurgo e missionario nell’Isola di Dolores, nella zona ovest delle Filippine.

 

Padre Troietto, l’Isis sta iniziando a colpire sistematicamente anche le Filippine?

No, nelle Filippine non esiste un unico gruppo islamico. Si tratta di una galassia divisa al suo interno, rispetto a cui ciascun gruppo agisce a modo suo. Molti di questi gruppi agiscono principalmente per denaro, mentre l’aspetto religioso è secondario. Per esempio il gruppo di Abu Sayyaf ha come scopo principale quello di raccogliere soldi. Poi loro dicono che il denaro serve loro per la rivoluzione e per la causa, ma di fatto continuano a taglieggiare, rapire e ammazzare soltanto per arricchirsi.

 

Ci sono documenti sulla reale natura della galassia islamista nelle Filippine?

Sì, uno è particolarmente utile per comprenderla. Un libro, In tre presence of my enemies di Gracia Burnham, racconta la vicenda personale di una donna rapita insieme al marito dagli islamisti filippini di Abu Sayyaf. La coppia statunitense è stata per un anno e mezzo insieme ai terroristi, finché il marito è stato ucciso e la donna liberata. Nell’ultimo capitolo Gracia Burnham tira le fila e dice chiaramente: “Queste persone che mi hanno rapito sono dei ladri”.

 

Da dove nasce la situazione sull’isola di Mindanao?

Tutto nasce da un gravissimo errore compiuto dal governo filippino nel 1976. In quell’anno la first lady Imelda Marcos e il colonnello Muammar Gheddafi sottoscrissero l’accordo di Tripoli, nel quale si prometteva di concedere uno Stato al Fronte Nazionale di Liberazione Moro (MNLF), il gruppo islamico che si batteva nelle Filippine.

 

Perché dal 1976 in poi il problema non è stato debellato?

In realtà verso la fine della presidenza di Ferdinand Marcos, il ministro della Difesa Juan Ponce Enrile era riuscito quasi a sradicare il MNLF. Nel 1986 fu eletta però una nuova presidente, Corazon Aquino, che per una sorta di malinteso buonismo lasciò ampi spazi di libertà al MNLF il quale si riformò nuovamente, al punto che assunse molta più forza di prima.

 

Il dialogo può essere una soluzione?

Numerosi vescovi e missionari cattolici nelle Filippine cercano di lavorare insieme ai musulmani, ma c’è sempre un gruppo molto numeroso che non lo accetta. Nel tempo i governi hanno concesso una certa autonomia all’isola di Mindanao, ma è stata usata male e quindi si sono creati dei nuovi campi di addestramento alla guerriglia. L’attuale presidente, Benigno Aquino, ha anche presentato una proposta di legge chiamata Bangsamoro Basic Law per risolvere il problema con delle concessioni ai musulmani.

 

La legge è stata approvata?


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